Problemi della transizione 1980
Politica edilizia
di corruzione capillare. Non intendo assolutamente ridurre ad omogeneità posi zioni e vicende che per molti versi sono state effettivamente complesse. Ma mi sembra possibile proporre una chiave di let tura più unitaria.
Dal dopoguerra ad oggi e soprattutto in questo ultimo de cennio si sono confrontate nel nostro paese due principali ipo tesi di politica edilizia, ciascuna fondata su di un nucleo teorico che, se il riferimento non appare irriverente, chiamerò rispetti vamente la «teoria quantitativa» e la «teoria distributiva» della produzione e del mercato edilizio. Alla base delle due teorie stanno due interpretazioni pro fondamente diverse, anche se largamente intersecate, dell ’ origi ne della «questione delle abitazioni» ed, in particolare, del ruo lo della produzione e del mercato edilizio. In entrambi i casi cioè il problema affrontato è quello della esistenza e permanenza nel lungo periodo di quote rilevanti di abitazioni sovraffollate e sub-standard; di livelli e saggi di va riazione dei prezzi delle abitazioni molto elevati, in particolare generalmente più elevati di quelli degli altri beni e servizi; di una variabilità dei prezzi delle abitazioni, a seconda della loro posizione, età, stato e qualità, generalmente meno elevata di quella dei redditi famigliari, per cui la spesa dell ’ abitazione agi sce come un ’ imposta regressiva sul reddito. Questi fenomeni vengono però spiegati in modo diverso dalle due teorie; da ciò conseguono, come ovvio, proposte di politica economica per molti versi opposte. Forse sorprendentemente ciascuno dei maggiori gruppi di interesse e delle maggiori forze politiche del paese ha, di volta in volta ed in misura diversa, utilizzato spezzoni dell ’ una e dell ’ altra teoria. La teoria quantitativa è stata fatta propria e sostenuta prevalentemente dalle forze e dai gruppi di interesse più vicini al settore edilizio e fondiario, mentre la teoria distri butiva è stata progressivamente fatta propria dalle forze della sinistra. Ma vi sono stati periodi nei quali la teoria quantitativa era dominante anche all ’ interno della sinistra. Ciò ha fatto sì che ciascuna delle due posizioni assumesse di fatto caratteri più sfumati di quanto non appaia dalla esposi zione sommaria che ne farò. Probabilmente molti sostenitori dell ’ una o dell ’ altra posizione accetterebbero la mia esposizione solo con molti «distinguo»; altri smusserebbero molti angoli si no a sostenere che non esiste alcuna differenza tra le due posi zioni; altri sosterrebbero che le proposte di politica edilizia non sono riferibili ad alcun ragionamento coerente e tantomeno ad alcuna interpretazione complessiva. Come ho detto, a me sembra invece di poter affermare che molti dei connotati e delle incertezze della politica edilizia e del territorio dal dopoguerra ad oggi, così come le posizioni delle
1. Le due anime della politica edilizia italiana
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