Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
prietà privata dei suoli o, quantomeno, ai monopoli. I sostenitori della teoria quantitativa ragionano anche nel la convinzione che la rendita differenziale non sia in alcun mo do totalmente eliminabile. Essa risponde ad una necessità logi ca di funzionamento del sistema capitalistico (di tale cogenza da non poter essere eliminata con artifici istituzionali come la proprietà pubblica di tutti i suoli). Essa deriva infatti dalla ne cessità di eguagliare nel lungo periodo i saggi di profitto di pro cessi produttivi di merci identiche, i prezzi ed il costo di produ zione delle quali è differente non fosse altro che per il solo fatto di essere differentemente ubicate rispetto la «natura». Di qui la attenzione alla dotazione di ciascuna parte del territorio di in frastrutture ed attrezzature (standars urbanistici) ed, in parti colare, l ’ attenzione al problema dei trasporti (cui si affidano le speranze di poter diminuire i livelli medi e la variabilità dei prezzi dei suoli). Di qui ancora l ’ attenzione ai piani urbanistici come determinanti delle attese di costruzione di infrastrutture ed attrezzature, cioè di produzione di fattori «naturali» e come determinanti dei costi di produzione unitari (attraverso l ’ indi cazione delle quantità producibili cioè edificabili) in ciascuna parte del territorio. Dall ’ opposizione «dentro» la teoria o, se si vuole, dall ’ in terpretazione di «sinistra» della teoria quantitativa (oltre che dall ’ insuccesso della battaglia per una nuova legislazione urba nistica) nasce il secondo fondamentale «pacchetto» di leggi va rato tra il 1962 ed il 1967 e costituito dalla legge di esproprio dei terreni da destinarsi ad edilizia economica e popolare (1. n. 167 del 18-4- ’ 62), da una legge di blocco «a termine» dei fitti (1. n. 1144 del 12-1 1- ’ 63), di tassazione degli incrementi di va lore delle aree edificabili (1. n. 246 del 5-3- ’ 63), di estensione della pianificazione a tutto il territorio nazionale, di introdu zione degli standards urbanistici e degli oneri di urbanizzazione (1. n. 765 del 6-8- ’ 67). Anche queste leggi definiscono un ’ ipotesi di politica edili zia di lungo periodo. Essa opererà in un clima certamente me no facile dell ’ ipotesi precedente (basti ricordare le sentenze del la Corte Costituzionale, del ’ 65 relativa alla legge n. 167, del ’ 66 relativa all ’ imposta sulle aree fabbricabili e del ’ 68 relativa alla legge n. 765) sino al varo, a partire dal 1977, di un nuovo pacchetto di leggi che definirà una nuova e diversa ipotesi. La politica edilizia degli anni ’ 60, tipicamente ispirata co me ho detto ad una interpretazione di «sinistra» della teoria quantitativa, si fonda sul tentativo di raffreddare il mercato con provvedimenti di blocco «a termine» dei fitti rilevanti (esclusi cioè quelli degli appartamenti di lusso) e con provvedi menti fiscali che colpiscono gli incrementi di valore dei suoli posti sul mercato; sul tentativo di rovesciare i rapporti di domi nanza tra politica edilizia e politica urbanistica a favore di quest ’ ultima imponendo a tutti i Comuni l ’ adozione di stru menti urbanistici, introducendo gli standards urbanistici e cer cando di far ricadere gli oneri dell ’ urbanizzazione sui percettori di rendite fondiarie ed edilizie; sul tentativo, infine, di mettere
5. La politica del centro-sinistra
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