Problemi della transizione 1980
Politica edilizia
in condizione l ’ operatore pubblico di espandere l ’ offerta diretta di abitazioni o l ’ offerta di abitazioni a prezzi convenzionati co struite su terreni acquisiti forzosamente ed a prezzi non di mer cato. Per questo viene previsto che l ’ operatore pubblico modifi chi e razionalizzi il proprio «modus operandi» ed, in particola re, che l ’ INA-casa venga sostituita dapprima dalla GESCAL e, successivamente, dai CER. In realtà, negli anni ’ 50 vi era stato chi, tra le forze dell ’ op posizione, faceva notare che le rendite monopolistiche erano esaltate da una distribuzione dei redditi che si sospettava viep più regressiva o chi, comunque, faceva notare che la loro entità era positivamente legata alla variabilità dei saggi di profitto e dei redditi famigliari. Così vi era stato chi faceva notare gli ov- vii legami tra modello di funzionamento delle istituzioni e for mazione di rendite in senso ampio 9 . Ma non era neppure mancato chi, pur stando molto vicino alle forze dominanti, facesse notare come gli incrementi dei fitti tendessero a riversarsi in rivendicazioni salariali 10 , come un ec cesso di reddito distribuito sotto forma di rendita potesse finire col rallentare ricardianamente lo sviluppo 11 ; o chi facesse nota re, all ’ inizio degli anni ’ 60, gli effetti redistributivi prodotti dal settore edilizio via le spinte inflazionistiche indotte sull ’ intero sistema economico; o chi ancora facesse notare la non corri spondenza che gli strumenti di politica edilizia creavano tra il mercato delle abitazioni (stocks) e quello dei servizi abitativi
9 Valga per tutte la lunga polemica sostenuta negli anni ’ 50 da A. N ato li in Consiglio Comunale di Roma. 10 Nel 1956 E. Corbino metteva in guardia dai pericoli costituiti per la proprietà edilizia e gli imprenditori edili dal «desiderio di non influenzare stipendi e salari con un aumento dei fitti parallelo alla svalutazione mone taria»; (si veda: Istituto di Studi Par lamentari, Nuovi vincoli e tributi sui beni immobili con particolare riguar do alle aree fabbricabili, Relazione generale al Convegno, Roma, 18.1. 1956, UESISA, 1956). Ad esso face va eco il Governatore della Banca d ’ Italia D. Menichella affermando, alcuni mesi dopo, che «l ’ aumento dei fitti bloccati non fu certo manifesta zione di uno stato inflazionistico del mercato, né fortunatamente, quan tunque utilizzato nel funzionamento dei meccanismi di scala mobile, eser cita in pieno pressioni eccitatrici dei prezzi, giacché l ’ aumento delle remu nerazioni che ne discende viene tra sferito alla categoria dei proprietari di case, maggiormente risparmiatri- ce». (Si veda: Documenti di Econo mia italiana; Fine dell ’ Autarchia e miracolo economico (1948-1959), Janes, Roma, s.d., p. 392. Le preoc cupazioni cui si tenta di dare risposta e che si cerca anche in parte di esor cizzare sono evidenti). 11 Nella relazione per l ’ anno 1958 il Governatore della Banca d ’ Italia D.
Menichella dice: «Nessuno si è na scosto negli anni scorsi che l ’ elevato ritmo raggiunto dalle nuove costru zioni edilizie non avrebbe potuto mantenersi a lungo e non è mancato nemmeno chi ha ritenuto che all ’ edili zia venisse dedicata una quota troppo elevata del reddito nazionale, condi- derate le molte altre necessità alle quali dobbiamo far fronte, special- mente per il progresso dell ’ agricoltu ra e per la creazione di nuovi perma nenti posti di lavoro nell ’ industria e in altre attività» (in: Documenti di Economia italiana; Fine dell ’ Autar chia e miracolo econonìico (1948- 1959), cit. p. 473). Ed ancora al II Convegno della Democrazia Cristia na di S. Pellegrino (si veda: «Mondo Economico», 6.10.1962) P. Saraceno afferma: «L ’ attribuzione dei plusva lori ai proprietari delle aree si risolve quindi nella sottrazione di una quota di reddito nazionale alle categorie, qualunque esse siano, che lo hanno prodotto».
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