Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
con la politica dei redditi e con i suoi vincoli storici. Essa può essere raccontata comunque in termini molto diversi dai prece denti, ad esempio nei termini seguenti: nell ’ immediato dopo guerra la situazione abitativa del paese, non fosse altro che per le distruzioni belliche, era tale da giustificare un intenso sforzo produttivo. La mancanza di fiducia nell ’ amministrazione pub blica e l ’ impressione che il settore edilizio stentasse più del do vuto a rimettersi in moto giustificavano un atteggiamento stret tamente quantitativo. Anche le sinistre, in questi anni, sono in dotte ad accettare l ’ evidenza; ad accettare quindi la teoria quantitativa non solo in termini generici, ma anche nei suoi aspetti più particolari ed imbarazzanti come, ad esempio, il modello del «filtering» 17 . Il fondamentale «pacchetto» di leggi che nasce, tra il ’ 47 ed il ’ 50, riesce effettivamente ad avviare una intensa fase espansiva dell ’ attività edilizia durante la quale si assiste nel no stro paese ad intensi processi di «filtering-up», di fuoriuscita di popolazione dallo stock abitativo di peggiore qualità verso le abitazioni di nuova costruzione, specie se di proprietà. Durante le fasi recessive, invece, si assiste a fenomeni di «filtering-down», di «riuso». Naturalmente i processi di «filte ring», specie quelli di natura ascendente, avrebbero potuto es sere anche più consistenti in assenza di imperfezioni del merca to e di distorsione dell ’ offerta. Questi processi riguardano le maggiori aree urbane duran te la prima grande ondata espansiva e le aree esterne o le aree urbane minori durante la seconda. Ad essi si deve un sostanzia le miglioramento delle condizioni abitative di larghe quote del la popolazione del paese. Durante la seconda fase espansiva, quando, per usare una terminologia Rostowiana, il paese entra in una fase di «high- mass consumption», la crescita dei redditi personali di strati sociali sempre più ampi (una distribuzione dei redditi con con notati progressivi) alimenta, come era da attendersi, anche consumi abitativi «secondari».
10. La teoria distributi va e la politica del terri torio
Gli anni ’ 70 sono certamente quelli del successo della teo ria distributiva: essa non diviene mai la posizione dominante ed ortodossa, ma alcuni dei risultati delle analisi dei suoi sosteni tori divengono una specie di «luogo comune». Ad essa deve es sere riferita la sempre più larga presa di coscienza dell ’ esistenza
17 Per una «comprensibile» accetta zione della teoria del ‘ filtering ’ che dà il clima dell ’ epoca si veda l ’ articolo di M or , Le case. Risposta ad un ope raio, «L ’ Avanti!», 31.7.1946. Con temporaneamente però l ’ assessore Polistina (Il problema del giorno, «L ’ Avanti!», 15.5.1945) stimava il fabbisogno abitativo a Milano in un ’ ipotesi redistributiva che implica va la eliminazione del sotto-utilizzo (e riducendo le stime correnti da 270.000-300.000 locali a circa 190.000) e Angeli, alla Camera del
Lavoro, proponeva di perequare i fit ti, riferendoli sostanzialmente ai li velli di reddito delle famiglie ed all ’ uso dei locali. Per tutto ciò si ve da: G. C onsonni , G. T onon , Le condizioni abitative dei ceti popolari e le lotte per la casa dal 1943 al 1948, in AA.VV., Milano fra guerra e do poguerra, Bari 1979.
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