Problemi della transizione 1980

Politica edilizia

nel paese di un consistente «spreco edilizio» 18, una più appro fondita conoscenza dei connotati delle diverse fasi espansive e delle diverse crisi del settore edilizio, una più accurata analisi del comportamento delle diverse classi e frazioni di classe nei confronti della questione delle abitazioni e dello sviluppo edili zio, dei meccanismi di mediazione messi in atto dai diversi li velli di governo, del ruolo assunto, in generale, dalla teoria quantitativa ed in particolare dalla politica edilizia che ne è conseguita. Alla teoria distributiva debbono essere riferite le proposte di «riuso» del patrimonio edilizio, come linea politica da privi legiare rispetto l ’ espansione dello stock esistente, perlomeno nelle concrete condizioni storiche degli anni *70. Alla stessa teoria debbono essere riferite anche le proposte di «equo canone», di trasformazione cioè del mercato edilizio in un mercato a prezzi amministrati, proposte che troveranno un accoglimento particolare nella produzione legislativa del pe riodo. Ancora, alla teoria distributiva deve essere attribuita la progressiva maggior credibilità assunta dalla politica di «conte nimento» delle previsioni dei piani urbanistici 19 . Alla fine degli anni ’ 50 od all ’ inizio dei ’ 60, alla luce della teoria quantitativa, proporre piani urbanistici fondati su previsioni «di minima» e limitate poteva sembrare un non senso provocatorio all ’ interno delle stesse forze della sinistra (per le quali, come ho detto, uno dei principali effetti delle imperfezioni del mercato, i monopoli, era il deliberato restringimento dell ’ offerta di suoli). Ma duran te gli anni ’ 60, una sempre più accurata analisi dei fenomeni di «spreco» dei suoli, porta lentamente a modificare le posizioni. La riflessione sullo «sprawl urbano», una particolare e macro scopica forma di spreco di suoli, è a questo riguardo determi nante. Gli stessi sostenitori della teoria quantitativa sono co stretti ad attribuirla a fenomeni di ritenzione dell ’ offerta di suo li tanto più evidenti quanto maggiori sono le attese di futura edificazione accreditate dai piani urbanisti e quanto minore è il saggio di interesse (pilastro di ogni politica edilizia ispirata alla teoria quantitativa) 20 . In linea generale alla teoria distributiva deve essere attri buita una minor fiducia nelle capacità dei soli piani urbanistici di affrontare e risolvere i problemi posti dalla crisi urbana e nella possibilità del settore edilizio di contribuire ad eliminare la crescente disoccupazione. Ad essa perciò deve essere attri buita la tendenza a collegare maggiormente i piani al comples so delle politiche economiche ed istituzionali perseguite dall ’ amministrazione locale e centrale. Per i sostenitori della teoria distributiva, infatti, lo svilup po urbano (sia nei suoi aspetti quantitativi aggregati che nei suoi aspetti ubicazionali) non è modellato interamente dalla rendita fondiaria. Essa, quando veramente «autonoma», può offrire una potente resistenza allo sviluppo capitalistico, resi

18 F. I ndovina , L o spreco edilizio, Venezia 1972. 19 G. C ampos V enuti , Amministra re l ’ urbanistica, Torino 1967. 20 I. M agnani , op. cit.

123

Made with FlippingBook - Online catalogs