Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
stenza che certamente ha come campo di azione precipuo l ’ ur bano. Ma i fenomeni territoriali possono essere spiegati solo a partire dall ’ analisi delle condizioni in cui avviene la produzione di plusvalore e la valorizzazione del capitale. Ai fini del governo del territorio ha rilevanza quanto av viene nel campo delle politiche del lavoro, delle politiche indu striali, delle politiche monetarie ed istituzionali e non solo quanto avviene nel campo delle politiche urbanistiche in senso stretto. Nel moderno stato «assistenziale-spartitorio» i piani urbanistici svolgono un ruolo affatto differente da quello pre supposto dalla teoria quantitativa: di distribuzione tra gruppi sempre più articolati e differenziati di premi che spesso assu mono la veste di accesso privilegiato a particolari beni (l ’ abita zione e le condizioni ambientali in primo luogo) e servizi (l ’ istruzione, i trasporti, le attrezzature commerciali e sociali) oltre che la possibilità di appropriarsi, sotto forma di rendita, di quote più o meno elevate di sovrappiù. Questo processo può non aver nulla a che fare con la perequazione dei saggi di pro fitto di processi produttivi identici e differentemente ubicati e quindi con la teoria della rendita differenziale. Esso nasce sem pre più da un insieme di spinte mosse da bisogni ed interessi tra loro contrastanti e che tendono, nei paesi capitalistici maturi, a parzializzarsi, a corporativizzarsi sempre più. La tendenza ge nerale, evidente in tutti i paesi, a sostituire il mercato con prov vedimenti amministrativi cambia la «natura del mondo» ed ac centua i connotati distributivi di ogni politica 21 . I piani urbani stici, nel tentativo di eliminare per quanto possibile aree di con flitto e di governare la crisi urbana, spesso accelerano questa tendenza. Analogamente, il settore edilizio, come ogni altro settore produttivo, è soggetto durante i periodi di crisi ad intensi pro cessi di ristrutturazione. Al termine di ciascuna crisi esso è in grado di affrontare una nuova fase espansiva utilizzando tecni che che consentono più elevati livelli di produttività del lavoro. Il progresso tecnico che si è realizzato negli anni ’ 70, fondato prevalentemente su una più spinta divisione del lavoro tra il settore edilizio e settori più avanzati ed, all ’ interno dello stesso settore edilizio, tra imprese sempre più «specializzate» rende probabilmente obsolete le vecchie considerazioni sul ruolo del settore edilizio nell ’ eliminazione della disoccupazione 22 . Se ciò fosse vero la teoria quantitativa oggi può svolgere solamente un ruolo «mistificatorio». Come ho già detto, ciascuna delle due teorie assume di fat to caratteri più sfumati di quanto non appaia dall ’ esposizione sommaria delle pagine precedenti. Ciò in particolare avviene anche perché ciascuna delle due teorie cerca di affrontare e ri solvere anche altri problemi, ivi compresi quelli assunti come
11. Le distanze tra le due posizioni non pos sono essere sottovaluta te
21 C. O ffe , L o stato nel capitalismo maturo, Milano 1977, specie i capi toli 3°, 4° e 5°. 22 M. B runi , F.B. F ranciosi , Il mercato del lavoro nelle costruzioni, di prossima pubblicazione presso Marsilio, Venezia.
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