Problemi della transizione 1980
Politica edilizia
principali dalla teoria alternativa. Così, ad esempio, i sostenitori della teoria quantitativa danno per scontata la necessità del mercato, ma si occupano a lungo dei problemi distributivi cercando di scoprire i correttivi, prevalentemente di natura amministrativa e fiscale, che occorre introdurre nello stesso mercato onde avvicinare tra loro fabbi sogno, domanda effettiva ed offerta. Sull ’ altro fronte, i sostenitori della teoria distributiva assu mono che il mercato sia solo uno dei modi possibili per risolve re questi problemi e cercano anzi di mostrare che gli effetti di stributivi giudicati socialmente inaccettabili dagli stessi sosteni tori della teoria quantitativa non sono eliminabili senza ricorre re ad istituzioni diverse dal mercato per regolare produzione e distribuzione delle abitazioni. Per fare ciò essi si occupano a lungo del problema della formazione dei prezzi delle abitazioni e dei suoli. Ma le distanze tra le due teorie rimangono radicali e non possono essere sottovalutate: i sostenitori della teoria quantita tiva, ad esempio, assumono come indicatori principi della si tuazione l ’ andamento della produzione edilizia ed il livello ge nerale dei prezzi; quando la prima rallenta ed il secondo tende al rialzo (il che solitamente avviene) occorre che la politica edi lizia intervenga con nuovi e più efficaci strumenti, in particola re mobilitando un maggior volume di risorse a favore del setto re. I sostenitori invece della teoria distributiva assumono co me indicatore principe della situazione la variabilità dei prezzi, dell ’ indice di affollamento, ecc. Quando la variabilità dei prez zi diminuisce e quella dell ’ indice di affollamento aumenta (il che solitamente sembra avvenire) è il momento di intervenire con nuovi e più efficaci strumenti di politica edilizia. Nel fuoco delle polemiche i sostenitori della teoria quanti tativa accusano le politiche distributive, in generale la gran par te degli interventi amministrativi, di aggravare la situazione ri ducendo l ’ offerta di suoli, riducendo la propensione all ’ investi mento e provocando fenomeni di mercato nero; all ’ opposto i sostenitori della teoria alternativa accusano le politiche quanti tative di aggravare la situazione perché tese a sostenere, con l ’ apparenza del sostegno alla produzione, la formazione della domanda di gruppi sociali già altrimenti privilegiati. Le due teorie tendono soprattutto a risolvere in modo dif ferente i propri rapporti con la pianificazione urbanistica e con la pianificazione tout-court. Per i sostenitori della teoria quantitativa il problema del piano urbanistico è quello dell ’ assegnazione di risorse scarse, tipicamente il suolo ed il capitale fisso, a destinazioni alternati ve. Il piano è l ’ insieme delle procedure di ottimizzazione attra verso le quali vengono compiute e gestite le scelte a ciò relative. Esso è reso necessario dall ’ incapacità del mercato, tipicamente nel campo territoriale, di raggiungere pienamente obiettivi so cialmente accettabili. In questo senso il riferimento teorico dell ’ urbanistica divie ne sempre più la moderna economia del benessere. Il piano di viene lo strumento attraverso il quale il moderno stato assisten ziale riesce a controllare le penalizzazioni prodotte dal mercato e ad attuare le compensazioni socialmente necessarie. La rendi
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