Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ta è l ’ ostacolo principale che si oppone al raggiungimento degli obiettivi del piano; la sua «autonomia» è incompatibile con un ’ ottimizzazione dell ’ uso dei suoli riferita a fini collettivi. I so stenitori della teoria quantitativa sono quindi indotti ad occu parsi attentamente della questione della rendita, in particolare della rendita ricardiana e di monopolio, giungendo in alcuni casi a posizioni alquanto radicali nei suoi confronti 23 . La loro fiducia nel mercato li porta però generalmente ad intravvedere come strumento principe di lotta alla rendita quello fiscale, ac compagnato da un minimo di strumenti amministrativi. Per i sostenitori della teoria distributiva, invece, il piano è un ’ istituzione: un complesso di norme cioè che definiscono e regolano in modo possibilmente durevole i rapporti sociali ed i comportamenti dei singoli appartenenti ai vari gruppi sociali. Il piano urbanistico, in particolare, regola il modo in cui i differenti gruppi sociali possono appropriarsi o possono di sporre di suoli differentemente ubicati ed attrezzati, possono utilizzare il capitale fisso, possono accedere all ’ uso del patrimo nio edilizio. Così facendo il piano contribuisce a regolamentare l ’ intera sfera della produzione, della circolazione e valorizza zione del capitale e della riproduzione della forza lavoro. L ’ urbanistica è disciplina mediante la quale i rapporti so ciali esistenti possono essere conservati e consolidati, eventual mente mediando i conflitti cui danno luogo. Ciò avviene quan do si pone il mercato e le sue imperfezioni al centro della rifles sione teorica. Oppure l ’ urbanistica può essere disciplina me diante la quale gli stessi rapporti sociali possono essere trasfor mati. Il riferimento teorico di questa posizione è inizialmente co stituito dall ’ analisi marxiana, anche se in molti casi può più la bilmente essere reperito in una definizione «sostantiva» dell ’ economia e cioè in una definizione dell ’ economia come processo istituzionalizzato. Per i sostenitori di questa posizione la teoria della rendita, in particolare la teoria marxiana, riguar da fenomeni più generali della sola redistribuzione di parte del plusvalore a favore dei proprietari dei suoli. Essa riguarda tutti i fenomeni redistributivi conseguenti o consentiti dalla introdu zione nelle società moderne di diritti sempre più estesi di concessione/veto; diritti particolarmente frequenti, estesi ed articolati nel campo edilizio ed urbanistico. Il ruolo della rendita nel modellare lo sviluppo urbano e l ’ assetto del territorio è però meno immediato di quanto riten gano i sostenitori della teoria quantitativa. Ai fini del governo del territorio ha rilevanza quanto avviene anche in campi molto 23 Ad esempio, N. Andreatta al II Convegno della Democrazia Cristia na a S. Pellegrino, afferma: «Altro campo in cui Tiniziativa privata do vrà essere seriamente limitata, e forse al limite esclusa, è quello del mercato delle aree. Vi sono gravi ragioni di ef ficienza e delicate questioni di distri buzione del reddito che richiedono di considerare con urgenza e con la massima spregiudicatezza questo problema. Il mercato delle aree, no nostante la presenza di numerosi ope ratori, è un mercato assai imperfet to... Nel caso di grossi centri vi è poi una effettiva concentrazione dell ’ of ferta che aggrava ancora di più l ’ im perfezione del mercato... L ’ appro priazione privata dell ’ aumento della rendita urbana derivante dalla cresci ta delle città è difficilmente giustifica bile, anche rispetto le premesse di va lore più ortodossamente capitalisti- che...» (in «Mondo Economico», 13.10.1962).

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