Problemi della transizione 1980
Spiegazione e comprensione
l ’ azione: per tale motivo occorre riesaminare il concetto di cau salità onde sgombrarne il terreno da tracce di natura positivi stica. Questo ci riporta al rapporto nodale fra causalità e razio nalità, al quale va accompagnata una chiarificazione degli im portanti nessi tra i concetti modali (necessario, possibile, im possibile) e i concetti deontici (obbligatorio, contingente, per messo, vietato, indifferente) che risulta indispensabile al fine di sviluppare una filosofia dell ’ azione e di conseguire una teoria della spiegazione dell ’ azione medesima. Ecco perché occorre inventare nuove tecniche logiche: in fatti, la logica dichiarativa usata da Hempel risulta inadeguata nella misura in cui è la logica di un mondo statico, formato da enunciati esprimenti sì stati di cose, ma necessariamente o veri o falsi, non talvolta veri e talvolta falsi. Viceversa, le azioni si riferiscono a un mondo dinamico, a un mondo costantemente soggetto a mutamenti, a un mondo che cambia, ove trova ap plicazione, quindi, una teoria formale basata sulle norme del cambiamento. Dalla logica dell ’ azione si passa così alla spiega zione dell ’ azione; ed è proprio qui che va recuperata la catego ria della causalità nella direzione indicata dalla logica della azione stessa. Nel far ciò, von Wright recupera altresì la cate goria teleologica che non necessariamente va contrapposta a quella causalistica. Il problema è semmai quello di vedere in che modo l ’ una può essere ridotta all ’ altra. Poiché la causalità, secondo von Wright, presenta una grande varietà di usi e di significati, essa va riformulata princi palmente alla luce dell ’ idea di azione o di sperimentazione. La relazione causale dipende dal concetto di azione nel senso che il concetto di causalità presuppone sempre quello di azione: la re lazione causale è genuina se, e solo se, interviene la nostra azio ne a determinare l ’ accadere degli eventi. «P è la causa di q» equivale allora a «io potrei determinare q, se facessi p». Sulla base di questa interpretazione del tutto innovatrice del concetto di causa tesa a capovolgere la concezione di essa piuttosto che ad opporne un ’ altra ad essa sostitutiva o comun que alternativa, von Wright affronta il tema dell ’ intenzionalità della spiegazione teleologica. Egli intende mostrare come le in tenzioni, ossia gli atti di volontà, in generale non possono venir considerate cause logicamente indipendenti delle azioni. Ne se gue che la struttura basilare di una spiegazione dell ’ azione indi viduale è sempre di natura intenzionale; in quanto tale coglie il significato dell ’ azione stessa, ne produce cioè la dimensione se mantica. Nel far ciò, applica forme del discorso pratico. La spiegazione intenzionale allora viene a coincidere con la strut tura di una inferenza pratica. L ’ inferenza pratica presenta approssimativamente la se guente struttura: la premessa maggiore esprime il fine dell ’ azio ne, la premessa minore mostra il nesso fra un ’ azione e resisten za di questo fine mediante una relazione nesso-fine; la conclu sione si riferisce all ’ impiego di questo mezzo per conseguire quel fine. L ’ idea insita nell ’ inferenza pratica è che l ’ accettazione delle premesse implica un ’ azione conforme ad esse, così come nell ’ inferenza teorica l ’ affermazione delle premesse conduce inevitabilmente all ’ affermazione della conclusione. Basandosi proprio su questo schema, von Wright costrui
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