Problemi della transizione 1980
Spiegazione e comprensione
me l ’ esigenza legittima di una teoria dell ’ azione umana che sia oggettiva, dotata di certezza, genuinamente scientifica. In so stanza, esso rappresenterebbe «l ’ ideale (se volete, il sogno) comprensibile e pregevole di una scienza dell ’ uomo. Infatti, se la teoria della legge di copertura non risultasse valida, l ’ ideale in questione si ridurrebbe al sogno di un visionario» 6 . Ma proprio perché la scienza dell ’ uomo non si riduce a un sogno o a una visione il genere di razionalità che la filosofia analitica dell ’ azione propone risulta non meno saldamente piantato sul terreno della realtà empirica di quanto lo siano le spiegazioni connesse con il modello nomologico. Questo per ché la razionalità «contestuale», nell ’ interpretare i fenomeni umani della realtà empirica stessa, fa leva proprio sul nucleo originario di «rigore» e di «oggettività» posto nella fase neopo sitivistica della filosofia analitica come caratteristica indispen sabile della struttura dei modelli di spiegazione in generale. Il punto, allora, è: il «rigore» insito in tali modelli va la sciato cadere sul piano metodologico delle scienze umane o non deve piuttosto cercar di rispondere sempre meglio alle richieste di una razionalità collegata a un mondo in continuo mutamen to compreso quello sociale, alla ricerca di una certezza che in dubbiamente non può essere fornita soltanto dall ’ esistenza di leggi universali e dal rapporto di deduzione logica che gli eventi riescono a instaurare con le medesime? Ora, è vero che l ’ interesse del modello hempeliano, per esempio, appare rivolto prevalentemente alle forme di linguag gio scientifico, in modo tale che anche nell ’ ambito di altri usi del discorso l ’ analisi viene condotta in qualche modo secondo standards del linguaggio scientifico, nel senso che le ambiguità e le imperfezioni tipiche del discorso storico vanno affrontate e risolte alla luce di criteri linguistici le cui condizioni di significa to sono sempre stabilite dalla loro verificabilità empirica. Ma questo equivale a rendere il modello necessariamente aprioristi co privo di alcuna relazione coi contesti pragmatici della real tà? O non esprime piuttosto l ’ esigenza di interpretare i contesti in questione sulla base di criteri razionali precisi, non approssi mativi, capaci di conferire così un significato logico decisivo al le azioni umane individuali e collettive? Da questo punto di vi sta, rigidità del modello di Hempel pare dipendere semmai dal fatto che esso esprime una logica statica che mal si adatta alla realtà dell ’ uomo sempre in movimento, realtà a sua volta meglio espressa da una logica di tipo dinamico comprendente altresì norme e possibilità più direttamente aderenti alla vista dell ’ uomo. Ciò non toglie che quest ’ ultimo tipo di razionalità non debba possedere anch ’ essa la caratteristica di essere critica, non debba avvalersi cioè di una chiarezza logica del linguaggio. In fatti, von Wright non contrappone alla ricostruzione razionale hempeliana procedimenti fondati sul vago o sull ’ immaginifico, nè su nozioni psicologiche nè su tecniche linguistiche puramen
6 K. N ielsen , Rational explanations in history, in Philosophy and history. A symposium, a cura di S. Hook, New York, 1963, II ed. 1970, p. 319.
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