Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

politicamente su obiettivi corporativi, corrisponde alla visione che dell ’ azione sociale e civica dei cattolici manifestava qualche tempo fa Mons. Benelli, ed è oggi trasmigrata nel «comitato di collegamento dei cattolici» attivo in Lombardia, con molti mezzi tramite il CESIPI e segnato dal marchio «Comunione e Liberazione» e «Movimento Popolare». È la versione lombar da (ma che conta sull ’ appoggio del settimanale nazionale «Il Sabato»), e peggiorata, del disegno di ricomposizione caro a p. Sorge. Il quale invece punta più direttamente sul pluralismo dei movimenti laicali, presi ciascuno nella propria identità. La dif ferenza non è di poco conto poiché riconosce a questi movi menti laicali nazionali una consistenza etica ed esperienzale tale da influenzare positivamente, ed arricchire, la comunità eccle siale intera. E la versione romana e sorgiana, più dignitosa e pluralistica ed anche più ambiziosa, della «ricomposizione»: dei movimenti è riconosciuta e valorizzata la dignità di espe rienza storica ed ecclesiale. Questa linea è però sdegnata, quando non attaccata dall ’ Azione Cattolica come «orizzontalistica» e «parlamentari- stica»: per il presidente dell ’ Azione Cattolica Mario Agnès, gli sforzi di p. Sorge possono condurre tutt ’ al più ad una riedizio ne fuori data dell ’ ottocentesca «Opera dei Congressi» 16 . In ogni caso un dato centrale nella considerazione del pro getto ricompositivo è che esso rimane saldamente ancorato al laicato organizzato, e che questo è ancora oggi — come dimo strano le recenti ricerche AREL-DOXA a cura dell ’ istituto Cat taneo, pubblicate dal «Mulino» 17 — a sua volta saldamente ancorato alla DC nelle sue proiezioni politiche: di tutte le espressioni in cui si articola il cattolicesimo italiano, il «laicato organizzato» è il cuore centrale dell ’ area a sua volta centrale. Ed è qui che scorre un canale diretto, più o meno sotterraneo, tra chiesa e partito o, se si vuole, la parte c.d., «cattolico democratica», della DC. Dovrebbe essere a tutti chiaro che «ri composizione», nell ’ accezione sorgiana, riguarda alla fine solo quel particolare settore della chiesa e dei cattolici che è questo «laicato organizzato», non toccando mondi e fasce più ampie di cattolici non impegnati ecclesialmente o semplicemente non organizzati, quali i «praticanti domenicali» ad esempio. Dovrebbe essere del pari chiaro che il laicato organizzato che, quando compie una scelta politica, compie nella sua quasi totalità scelte democristiane, non può prescindere da referenti politici. Ora per «Civiltà Cattolica» (vedi il recente editoriale

zione, cfr. Atti della sessione di stu dio del Consiglio Nazionale ACI, 12- 13 gennaio 1980: Costruire la comu nità ecclesiale da laici per animare da cristiani la società italiana, «Respon sabilità-Notizie», 25 marzo 1980, con le riflessioni introduttive dello storico A. Monticone. 17 A. P arisi e altri, Democristiani, Bologna 1979.

16 II richiamo, e non in positivo, all ’ « Opera dei Congressi», dà imme diatamente il segno della critica dell ’ A.C. al disegno di ricomposizio ne: che «salterebbe» il momento reli gioso della Chiesa locale unita attor no al vescovo, per un ’ enfasi organiz- zativistica e impegni prevalentemente culturali e sociali. Per un attacco di retto a p. Sorge, cfr. Comunione e area cattolica, «S1S - Servizio Infor mazioni Settimanali», 14 maggio 1979. Per una valutazione più cauta e pensata del fenomeno di ricomposi

148

Made with FlippingBook - Online catalogs