Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
varietà d ’ impegno, dalla stessa persona, il ri cercatore, che non sarebbe completo se non potesse gestirli tutti e due. Tocca in genere ai ricercatori più giovani svolgere i compiti che in Italia sarebbero scaricati sui tecnici: ma natu ralmente i ricercatori più anziani sono passati attraverso la stessa fase in precedenza, ed in genere conservano il gusto del lavoro manuale e strumentale e partecipano anche a queste fasi del lavoro di ricerca; fasi che, per i ricercatori più giovani, sono in effetti e in profondità edu cative, e dunque non li strumentalizzano. Esi ste dunque una sorta di democrazia nella pra tica quotidiana del lavoro di ricerca in tutte le sue fasi. Simultaneamente la struttura del gruppo è fortemente elitaria. C ’ è il capo, in ge nere professore di ruolo ma non necessaria mente, affiancato da un professore di prima nomina (assistant professor) e/o da qualche post-doctoral (persona che ha appena ottenuto il dottorato di ricerca e fa ricerca per un paio d ’ anni prima di iniziare a insegnare); vengono poi i graduate students (grosso modo corri spondenti ai nostri borsisti prima che diventi no precari anziani) che studiano e fanno ricer ca per ottenere il Ph.D. La stratificazione è precisa e così pure i ruoli che ne derivano. All ’ interno del gruppo si devono trovare tutte le competenze e specializzazioni per portare avanti i vari programmi di ricerca. Come già scritto, mancano i tecnici, che lavorano invece nei ben attrezzati servizi comuni, e anche le collaborazioni fra ricercatori anziani, ognuno dei quali appunto lavora all ’ interno del gruppo che dirige. E bene notare che queste considera zioni sono limitate alla ricerca sperimentale e che ci saranno tutte le possibili eccezioni, spe cialmente per quanto riguarda le ricerche su larga scala; ciò non toglie però che il quadro descriva abbastanza bene la situazione. In questa situazione socioculturale una mol titudine di questioni che vessano il lavoro di ri cerca e tecnologia in Italia diventano dei non problemi. L ’ integrazione della scienza e tecno logia nel tessuto della società americana è tale che non c ’ è soluzione di continuità fra la radio- astronomia e lo sviluppo di una nuova varietà di pomodori. Non solo, ma non c ’ è nemmeno una distribuzione seriale e gerarchica (intellet tualmente parlando) delle varie attività, che vengono invece valutate relativamente al loro successo nel risolvere i rispettivi problemi. Dunque, niente disquisizioni sulla differenza e rispettivo valore fra ricerca pura e applicata;
niente traumi derivanti dalla coscienza di lavo rare a vuoto e nel vuoto; niente problemi di di sinteresse dell ’ industria per la ricerca. La ricer ca viene fatta perché serve. Servirà ad aumen tare i profitti IBM, la neo-colonizzazione del mondo da parte delle multinazionali; il Penta gono; a battere il cancro o a raccogliere meglio i pomodori, ma in ogni caso serve. E, per defi nizione in questa società, utile: altrimenti, non la si farebbe. Ed ecco allora, i grandi centri della Bell Te- lephone a Murray Hill, della Generai Electric a Schenectady, della IBM a Yorktown Heights: non a caso tutti situati in piccole cit tadine di provincia; tutti popolati dagli inge gneri perfettamente integrati di Kurt Vonne- gut. Ecco le grandi università, piene di ragaz zi-prodigio che si sono portati dietro i loro te lescopi fatti in casa, le loro radio CB, i loro al levamenti di funghi o batteri, le loro auto o trattori, i loro sogni fantascientifici, dalle pic cole cittadine e paesi dell ’ immensa provincia americana. Nel dramma di Arthur Miller che abbia mo scomodato per il titolo, il ponte è quello che connette Brooklyn a Manhattan e sotto il quale, prima di arrivare all ’ acqua dello Hud son, c ’ è una parte del porto e il quartiere dove abitano gli italo-americani che lavorano nella zona. Lo scrittore guarda distaccato e lontano il problema dell ’ adattamento culturale dell ’ im migrato in una società per molti versi aliena. I grattacieli, le grandi macchine, i rumori e le at tività frenetiche sono tutti indici dell ’ alienante (per gli emigrati di Miller e per noi) tecnologi cità americana. È perciò importante nel guar dare alla struttura tecnologica americana non perdere mai di vista l ’ integrazione a livello vita quotidiana della tecnologia nel tessuto socio culturale, che qui abbiamo simbolizzato nella piccola città di provincia. Specialmente se ol tre alle statistiche si vogliono capire anche i comportamenti. La mancanza di libri nelle ca se dei ricercatori americani non riflette tanto una loro «ignoranza» quanto una loro manca ta risposta alla nostra aspettativa di trovare un «intellettuale» nel ricercatore. Lo stesso vale quando si guardi ad una certa loro «insensiti vità» morale per le conseguenze del lavoro tec nologico. Essendo tale lavoro culturalmente simile a quello dell ’ avvocato o dell ’ idraulico, non c ’ è motivo di preoccuparsi più o diversa- mente di quanto possano preoccuparsi gli al tri. L ’ assenza di quella croce dell ’ intellettuale che è il senso di colpa (ovvia manifestazione del suo senso di superiorità) non implica ne
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