Problemi della transizione 1980
Uno sguardo dal ponte
Lo scambio simbolico e Marx
cessariamente insensibilità morale o politica: implica semmai la mancanza della coscienza di essere intellettuale. Il problema diventa allora se al giorno d ’ oggi, con le ben note conseguen ze, positive e negative, che la ricerca tecnologica produce e può produrre, sia auspicabile una effettiva «de-umanizzazione» della tecnologia. O se invece solo all ’ interno di una coscienza e cultura tecnologiche sia possibile la soluzione ai problemi che la tecnologia ci pone. In ogni caso la soluzione non sta certamente nella «de monizzazione» della tecnologia, trappola in cui troppo facilmente cadono quelle culture per le quali il fatto tecnologico è strumento esterno ed alieno, che può dominare e condi zionare ma non caratterizzare una società. L ’ atteggiamento di distacco e di incomprensio ne della tecnologia ha una sua origine profon da — ed è bene ricordarlo specialmente agli sprovveduti che confondono disprezzo per la tecnologia con giustizia sociale — nel disprez zo di classe della borghesia e aristocrazia per chi svolgesse lavoro manuale, meccanico. La cultura egemone ha infatti per secoli — spe cialmente in Italia — classificato come più no bile — oltreché più comodo — il lavoro intel lettuale messo in contrapposizione a quello manuale. Con tutte le sue contraddizioni e insufficien za, la società americana ci offre un esempio di «democrazia culturale» da questo punto di vi sta. Che poi tutto il lavoro, manuale ed intel lettuale, venga svolto in, e sia asservito a una struttura politica e sociale per molti versi di scutibile ed inaccettabile come modello, è un discorso che travalica lo scopo di queste note. Il nostro sguardo dal ponte sul pianeta tecno logico americano vuole solo rappresentare una riflessione spicciola sulle matrici quotidiane della tecnologia, troppo spesso trascurate nelle analisi che, partendo da una visione esplicita o implicita della tecnologia come aliena e alie nante, separano la componente umana dal fat to tecnologico, e dunque ne rendono più ardua la comprensione.
di Aureliano Jaguin
«La fine è il punto da cui noi cominciamo». T.S. E liot
Sul grande albero della Teoria (come su quello della Vita), il ramo che segue è sempre più sottile di quello che precede e così via fin ché non rimane che il vuoto. Profeta seducente e sagace di questo Vuoto teorico e pratico (di questa «castrazione») che l ’ uomo contempora neo cerca inutilmente di mascherare con alibi di ogni genere, è oggi Jean Baudrillard, erede del movimento situazionista degli anni ’ 60, del gruppo di «Socialisme ou barbarie» e della Scuola di Francoforte. Il suo lavoro di «affos satore» filosofico e sociologico vorrebbe, nella prima parte del suo testo più importante (Lo scambio simbolico e la morte, trad. it. Milano 1979) concretizzarsi in una specie di pietra tombale dell ’ economia politica e del marxi smo. Accanto ad una notevole serie di spunti altamente suggestivi e di argomentazioni inop pugnabili, troviamo, infatti, un singolarissimo «requiem» per la teoria del valore-lavoro. Partendo dalla distinzione saussuriana tra dimensione strutturale e dimensione funziona le del linguaggio, Baudrillard, con una specie di salto mortale di tipo squisitamente analogi co e forse non del tutto corretto scientifica- mente, giunge ad affermare quanto segue: «Una rivoluzione ha messo fine a questa economia classica del valore, una rivoluzione del valore stesso che, al di là della sua forma mercantile, lo porta alla sua forma radicale. Questa rivoluzione consiste nel fatto che i due aspetti del valore, che si sono potuti credere coerenti ed eternamente legati come da una legge naturale, sono disarticolati: il valore re ferenziale è annullato a vantaggio del solo gio co strutturale del valore ... cosicché ... tutti i segni si scambiano ormai tra di loro senza scambiarsi più con qualcosa di reale» (pp. 17 e 18). In altri termini, come il valore d ’ uso era la forma fenomenica del suo contrario (valore di scambio), così il valore di scambio diventa og gi forma fenomenica, alibi e fantasma del Nul la: puro simulacro referenziale.
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