Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

denaro, [la produzione ...] o il passare del tempo — sono in verità le più importanti, sta forse una tal quale sinistra misteriosità della vita» 3 . b) Esclusione dell ’ uomo dalla produzione Qui Baudrillard crede di potersi riallacciare al discorso che Marx fa nei Grundrisse a pro posito dell ’ egemonia del lavoro morto sul la voro vivo. Ora, è ben vero che Marx scrive: «l ’ uomo si colloca accanto al processo di pro duzione anziché esserne l ’ agente principale» (GR, II, 401) e «il lavoro immediato scompare come principio determinante della produzione e viene ridotto a un momento certamente indi spensabile, ma subalterno, rispetto al lavoro scientifico e tecnologico generale» (GR, II, 389-95). Ma, in primo luogo, è proprio il trionfo del lavoro astratto, tipico della società capitalistica altamente sviluppata, a presup porre che il processo di spersonalizzazione, di livellamento e di relegazione del lavoro coinci da con quello della sua socializzazione, sicché — come dice Marx nel Capitolo VI inedito — «è del tutto indifferente che la funzione del sin golo operaio, puro e semplice membro del la voratore collettivo, sia più lontana o più vicina al lavoro manuale in senso proprio» 4 . In se condo luogo, poi, è abbastanza risaputo che ciò che conta nel processo lavorativo conside rato nei suoi momenti semplici non è la fatica bruta o il comando sul lavoro morto, ma {'at tenzione e questa «è tanto più necessaria quan to meno il lavoro attrae seco l ’ operaio e quindi quanto meno questi lo gode come gioco delle proprie forze fisiche e intellettuali» 5 . c) Lavoro come servizio Un ’ altra falsificazione cui si vede costretto a ricorrere Baudrillard per puntellarsi nelle sue apocalittiche acrobazie è — secondo le sue stesse parole — «il ribaltamento di tutto il la voro sul servizio, il lavoro come pura e sempli ce presenza/occupazione, consumo di tempo, prestazione di tempo» (p. 29). Baudrillard probabilmente non sa che que sta finzione era molto in voga nell ’ economia politica borghese (in particolare in Say e Ba- stiat), dove si identificava falsamente il lavoro, ogni tipo di lavoro, col termine di servizio. (Cfr. Marx: «E poiché in questo acquisto di

Per dimostrare questa tesi paradossale, Bau drillard è costretto a sostenere: a) la «volatiliz zazione della forma sociale chiamata produ zione», ossia la fine della produzione materia le; b) l ’ esclusione dell ’ agente umano dal pro cesso di produzione materiale; c) la trasforma zione del lavoro in «servizio». Esaminiamo attentamente questi tentativi. a) Scomparsa della produzione In un sistema di segni fini a se stessi, in un mondo della simulazione generalizzata, la pro duzione sembra assumere l ’ aspetto spettrale del quadro di Kaulbach sulla disfatta degli Un ni, dove i combattenti, anche dopo morti, con tinuano a lottare invano. Liberato dallo stesso mercato, alleggerito di qualsiasi messaggio e di qualsiasi significato di scambio, il denaro di viene — secondo Baudrillard — «esso stesso messaggio scambiandosi in se stesso» (p. 36). Si dà il caso, però, che in questa forma lo con cepiscano anche gli economisti volgari tanto deprecati da Marx: la figura feticistica del ca pitale è, infatti, completa, quando il denaro viene rappresentato come fonte autonoma del valore che sgorga dal capitale in quanto tale e si scambia praticamente con se stesso. Con quanta violenza protesterebbe Marx contro una così flagrante mistificazione! E con quan ta forza respingerebbe l ’ ipotesi non meno as surda della scomparsa del lavoro vivo e della produzione materiale! Anche un bambino sa «che se si sospendesse il lavoro non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane, ogni nazione creperebbe» (Marx). Anche un bambino sa che «l ’ unica fonte del plusvalore è il lavoro vivo» 1 e che la conservazione e per tanto anche la riproduzione del valore dei pro dotti del lavoro passato sono soltanto il risul tato del loro contatto con il lavoro vivo 2 . Il fatto è che — per dirla con le parole di Musil — le leggi che regolano lo Stato moderno e la produzione moderna «si perdono in un grovi glio di cui nessuno al mondo ha mai capito il congegno; perciò si nega che esistano, come il cittadino nega che esista l ’ aria e dice che è vuo to, ma forse proprio nel fatto che tutte le cose di cui si nega l ’ esistenza — tutte le cose senza calore, senza odore, senza sapore, senza peso e senza morale, come l ’ acqua, l ’ aria, lo spazio, il

1 K. M arx , Il Capitale, Roma 1973, voi. Ili, 1, 193. 2 Ibidem, III, 2, 78. Cfr. anche I, 1, 201. 3 R. M usil , L ’ uomo senza qualità, Torino 1972, voi. I, p. 149.

4 K. M arx , Il Capitale, Capitolo VI inedito, Firenze 1972, p. 74. 5 K. M arx , KAP, I, 1, 196.

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