Problemi della transizione 1980

Lo scambio simbolico e Marx

servizi non è contenuto il rapporto specifico fra lavoro e capitale, è naturale che questa sia la forma prediletta da Say, Bastiat e consorti per esprimere il rapporto fra capitale e la voro») 6 . Ma non basta. Insistendo su questo luogo comune dell ’ economia borghese, Baudrillard lascia intendere, da un lato, che ha condiviso l ’ enfasi della statistica moderna sull ’ aumento percentuale dei servizi; dall ’ altro, che ha tran quillamente bevuto il mito dell ’ enorme declino delle forze di lavoro non qualificate nel corso degli ultimi 50 anni. Molto è stato scritto su questo tema di cruciale importanza, ma, a no stro avviso, le osservazioni più convincenti le ha «prodotte» Harry Bravermann nel suo stu dio sulla degradazione del lavoro nel secolo XX {Lavoro e capitale monopolistico, trad. it. Torino 1978). Bravermann pone in evidenza come nell ’ impresa moderna tutte le forme di lavoro vengano impiegate senza distinzione e come il risultato finale registrato nei bilanci sia che le varie forme di lavoro scompaiono in teramente nelle forme di valore. In effetti, le occupazioni nei servizi hanno formato una grossa quota della divisione sociale del lavoro per tutta l ’ epoca capitalistica per non parlare dei periodi precedenti — ; ma ne sono divenute solo di recente una parte «produttiva» e crea trice di profitto. «Sono pochi, oggi, gli econo misti che definirebbero improduttivo il lavoro nei servizi. Anzi, essi tendono a magnificare i servizi come la forma di produzione caratteri stica del nostro tempo, superiore all ’ industria e perciò con un più grande futuro davanti a sé. In ciò si può vedere una continuazione di tutta la serie di teorie economiche che attribuiscono il ruolo più produttivo alla forma particolare di lavoro che ha la maggiore importanza o che cresce più rapidamente nella loro epoca: i mer cantilisti l ’ attribuivano al lavoro che portava nel paese i metalli preziosi; i fisiocrati al lavoro agricolo; gli economisti classici al lavoro della industria manifatturieia» 7 . In realtà, per i la voratori e per il sistema nel suo insieme, la di stinzione fra le varie forme determinate del la voro — punzonatrice o macchina per scrivere, perforatrice o catena di montaggio, magazzino o archivio, macchina utensile o macchina cal colatrice — diventa sempre meno significativa.

Non a caso, sempre secondo Bravermann, un tipico manuale di un tecnico dell ’ organizzazio ne comincia con un capitolo intitolato «Il con cetto di processo universale», che prende in esame il lavoro «in un ’ officina, un magazzino, un negozio, un ufficio o qualsiasi altro posto», dandosi dapprima la pena di stabilire l ’ appli cabilità generale dei sistemi di misurazione del lavoro e di controllo sulla produzione a qua lunque tipo di lavoro. Ciò significa che, anche a voler prescindere da quei trucchi statistici per cui i lavoratori che svolgono lo stesso tipo di lavoro di molti addetti dell ’ industria mani fatturiera vengono classificati nella categoria dei prestatori di servizi 8 , tutti i processi di la voro vengono giudicati ugualmente utili, ossia proficui. Come dice giustamente Bravermann, «le forme produttive e improduttive del lavoro si mescolano, nelle singole imprese e nell ’ eco nomia nel suo complesso, su un ’ unica base. E l ’ organizzazione del lavoro negli aspetti im produttivi dell ’ attività delle imprese ricalca quella del settore produttivo: il lavoro di en trambi i settori diventa sempre più una massa indifferenziata» (p. 418). Leggendo Baudrillard, si ha, fra l ’ altro, l ’ im pressione che il lavoro moderno assomigli in certo qual modo all ’ attività generica, vuota, im Leerlauf o in Neutral, propria dell ’ ombra del viandante nietzscheano, che ha perduto il proprio prodotto, il proprio principio e folle- mente li ricerca. Ma proprio questa, appunto, è la caratteristica del lavoro nella società capi talistica altamente sviluppata, dove esso perde — secondo Marx — la sua particolare rifini tezza, diventa sempre più qualcosa di astratto e indifferente: «attività puramente astratta, at tività puramente meccanica e perciò indiffe rente alla sua forma particolare, attività in ge nerale, indifferente alla forma» 9 . Come può, quindi, Baudrillard decretare la fine dell ’ eco nomia marxista, quando proprio il lavoro tau tologico che gira su se stesso, il lavoro senza referenti reali cui egli stesso si riferisce, il lavo ro che appare sganciato da tutte le forme con crete e le qualità utili e che diventa, oggi più che mai, praticamente vero e tangibile, è forse la scoperta più importante di Marx? Baudrillard s ’ illude di fare piazza pulita del la teoria marxista del valore-lavoro, ma non

6 K. M arx , Storia delle teorie eco nomiche, ed. Newton Compton, voi. I, p. 352. 7 H. B ravermann , Lavoro e capita le monopolistico, Torino 1978, p. 366.

8 Ibidem, p. 361. 9 K. M arx , Grundrisse, Firenze 1970, p. 281.

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