Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Machiavelli ovvero la metafora della politica

ha ancora capito che per il capitale ciò che conta non è la forma determinata del lavoro, ma la sua forma sociale, la sua capacità di pro durre plusvalore per chi lo impiega. Quante volte dovremo ancora ripetere che la determi natezza materiale del lavoro non ha niente a che fare con la distinzione tra lavoro produtti vo e lavoro improduttivo? «Un maestro di scuola è lavoratore produttivo se non si limita a lavorare le teste dei bambini, ma se si logora dal lavoro per arricchire l ’ imprenditore della scuola» 10 ; analogamente, «una cantante che venda il suo canto di propria iniziativa, è una lavoratrice improduttiva, ma la stessa cantan te scritturata da un impresario, che la faccia cantare per ricavarne denaro, è una lavoratrice produttiva in quanto produce capitale» 11 . Per concludere, l ’ atteggiamento gladiatorio assunto da Baudrillard nei confronti del mar xismo è, a ben guardare, addirittura grottesco. Al pari di tanti altri maldestri tentativi di liqui dare una volta per tutte l ’ autore del Capita le, il superamento da lui proposto assume, in ultima analisi, l ’ aspetto di un seppellimento troppo affrettato e ci richiama alla memoria questa intelligente battuta di Robert Musil: «Appena un uomo ragguardevole mette al mondo un ’ idea, essa viene subito afferrata da un processo distributivo fatto di simpatia e an tipatia. Prima gli ammiratori ne strappano grossi pezzi a piacere e sconciano il loro mae stro come le iene le carogne, poi gli avversari distruggono i punti deboli e in poco tempo, di qualunque opera, non rimane altro che una provvista di aforismi, di cui si servono amici e nemici come fa loro comodo» 12 .

di Gian Mario Anseimi

Da un po ’ di tempo a questa parte stiamo as sistendo a un rifiorire di studi, analisi, inter pretazioni su Machiavelli volti ad una lettura «doppia», quasi in chiave di metafora, del Se gretario Fiorentino: da un lato si cerca di car pire il senso proprio, specifico, della pagina machiavelliana, di portare insomma acqua al mulino dell ’ esegesi testuale propriamente det ta, dall ’ altro questo angolo di lettura che cia scun critico si riserva tende a trasformarsi im mediatamente in pretesto, in chiave per aprirsi al dibattito più generale sul senso stesso della politica, del fare politica oggi. Tutto ciò non è certamente fatto nuovo nella plurisecolare e sterminata distesa della critica machiavelliana: da sempre, si può dire, Machiavelli, bene o male interpretato, è l ’ autore con cui ci si con fronta prioritariamente per definire il senso stesso della Prassi, da sempre Machiavelli è usato come una sorta di grande metafora della politica. Dico metafora e non simbolo a ragion veduta: giacché nei testi machiavelliani non è ricercata l ’ allusività che dal particolare ci sug gerisca il tutto quanto la verifica delle proprie tesi, il discorso che rimanda, punto per punto, al discorso della politica in quanto tale; lettura metaforica era quella operata dal Foscolo sul Machiavelli antitirannico ma anche quella operata da Gramsci sul Partito-Principe. Ci sono però fasi storiche in cui il rapporto con il testo di Machiavelli comporta accentua zioni diverse: nel recente passato, ad esem pio, vi fu tutto un fervore critico teso ap punto, sulla scorta di studi famosi di Chabod e di Sasso, a liberare la lettura di Machiavelli da forzature ideologiche, tentando di sondarne i testi nel loro spessore storico, collocandoli con accuratezza nel contesto da cui erano sorti, esplorando anche le zone meno usualmente frequentate della produzione machiavelliana. L ’ intento fondamentale era: Machiavelli per capire Machiavelli, innanzitutto; Machiavelli come significante di altri e più generali, attuali significati era lasciato ai margini delle più dot te elaborazioni critiche. Ma da un anno a questa parte il vento sem bra mutare di nuovo: il testo di Machiavelli è

10 K. M arx , KAP, I, 2, 222. 11 K. M arx , STE, I, 350. 12 R. M usil , op. cit., I, p. 367.

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