Problemi della transizione 1980
Machiavelli
cessi oggettivi e scientificamente rilevabili non ché una piena assunzione della politica come terreno privilegiato dell ’ agire umano, come unico tramite tra i modelli di trasformazione (le ideologie) e la concreta realtà da trasforma re, campo aperto alle potenzialità dei soggetti (la Virtù). La lettura di Dotti è pienamente le gittima, individua punti inequivocabili del di scorso machiavelliano e sembra oggettivamen te configurarsi, a partire da Machiavelli stes so, come una sorta di risposta alla cosiddetta crisi delle ideologie ovvero agli attacchi che da più parti vengono portati contro la politica, meglio contro la politica che rechi dentro di sé un progetto di trasformazione affidato alle lot te dei soggetti e commisurato a una concezione organica della realtà e della storia. Dicevo: Machiavelli consente benissimo tali «forzatu re» che del resto non sono nuove nella tradi zione marxista, se pensiamo agli accenni stessi di Marx circa Machiavelli, a Gramsci ovvia mente e via via a tutti i critici che, dopo Gram sci, specie in Italia, hanno avuto un approccio di stampo marxiano ai testi del Segretario Fio rentino. Ma questa chiave di lettura non è evidente mente l ’ unica: altri, da altra sponda, entrano nei testi machiavelliani con un ’ ottica radical mente diversa. Mi riferisco, ad esempio, al gruppo (piuttosto eterogeneo in verità) che fa capo a Verdiglione e alle posizioni da questi espresse ne La dissidenza freudiana (Milano, Feltrinelli, 1978): sia un numero della rivista «Vel» che uno della rivista «Spirali» hanno di recente posto al centro del dibattito proprio Machiavelli e più che mai per consapevolmen te usarlo come pretesto 2 . Emerge da molti in terventi che in quelle sedi possono leggersi, e a cominciare da quelli di Verdiglione stesso, l ’ af fermazione, invero tanto perentoria quanto non esaurientemente motivata, che la politica si disvela sostanzialmente come una sorta di teatro, nel quale gli attori giocano e parlano la non-verità, avendo rimosso la scena, lo sfon do, l ’ essenziale contraddizione dai quali è agi to l ’ uomo e che agiscono nel suo discorso: la- canianamente la politica è il terreno degli atti reali mancati, del discorso altro, dell ’ illusione trasformata in ideologia o in messianesimo (ivi compreso il marxismo). Machiavelli è il profe
un testo troppo «forte», troppo provocatorio, troppo apertamente «scandaloso» per essere a lungo imbrigliato in maglie di esclusiva fattura filologica ed esegetica. Il critico legge Machia velli e deve rispondere, e in questa risposta fi nisce per contemplare le fondamentali questio ni del fare politica, del senso delle battaglie per la trasformazione, del ruolo dei soggetti sociali durante le più delicate fasi della storia. E un fatto: nei momenti di crisi degli orien tamenti politici e ideologici più generali, nelle fasi difficili della transizione da un ’ epoca a un ’ altra, da un ordine sociale a un altro, pun tuali tornano a fiorire i confronti coi testi di Machiavelli, affannosa si fa la ricerca di mo delli, quasi di archetipi che consentano una lettura corretta di una realtà complessa e con traddittoria. Come una cometa, dai regolari e periodici ritorni, Machiavelli rischiara la notte corrusca e buia della politica nei momenti più delicati: oggi siamo evidentemente in uno di questi passaggi e parlare di Machiavelli vuol dire di per sé parlare di quali prospettive per la trasformazione, di quale ruolo del politico co me specifico. Per questo vorrei anch ’ io svolgere qualche considerazione a partire dalla metafora-Ma- chiavelli e, prima ancora, da alcune recenti let ture critiche, esemplari per lo spettro di posi zioni che esprimono in proposito. Ugo Dotti in un recente volumetto affronta apparentemente nel modo più «tradizionale» i testi machiavelliani 1 : entra nella loro costella zione per aprire squarci esegetici su alcuni nu clei del pensiero del Segretario Fiorentino, spe cie per quanto attiene alle dinamiche del pote re signorile e al rapporto tra tali dinamiche e le forze sociali che si muovono nella storia. Ma l ’ esegesi di Dotti va al di là da una «neutra» di samina per apertamente proporre alcune tesi machiavelliane come le tesi del fare politica in quanto tale: dai presupposti naturalistici e ma terialistici della concezione del mondo, alla scientificità dell ’ approccio alla realtà sociale, al conseguente immanentismo del comporta mento etico come condizione essenziale per re stituire all ’ uomo la sua libertà (v. p. 93). La chiave di lettura è quella marxiana e come tale sottende un ’ appassionata difesa della storia come fonte di conoscenza e come luogo di pro
1 U. D otti , Nicolò Machiavelli. La fenomenologia del potere, Milano 1979. 2 «Vel», aprile 1979; «Spirali», II, aprile 1979, n. 4.
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