Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ta del disvelamento di tutto ciò: «Machiavelli è uno scrittore. Non è affatto il fondatore della politica. E lui invece, prima della riforma e della controriforma, a percorrere nella politica l ’ intero tragitto che la rivolge in commedia» («Vel» citato, p. 12). Il terreno di Machiavelli è insomma il terreno del discorso, ovvero il terreno dell ’ esibizione del politico come teatra lità, come verità fittizia e ingannatrice: un po ’ provocatoriamente potremmo dire che siamo di fronte alla ormai classica tesi del Foscolo ri visitata con l ’ ottica della psicanalisi. Non sarebbe difficile, a partire proprio dai testi di Machiavelli, smontare e ribaltare tale ipotesi: ma ritengo sia inutile nel senso che, come dicevo, essa si regge su una esplicita for zatura del testo machiavelliano e il livello che propone non esige tanto una risposta filologi- ca-esegetica quanto una risposta più comples sivamente politica che faccia perno su un Ma chiavelli assunto consapevolmente e fino in fondo come metafora. Di ben altra fattura e di ben più consistente rilievo sono invece le tesi che intorno a Ma chiavelli sono espresse da Foucault nel suo or mai famoso intervento sulla «governamentali- tà» 3 : va detto subito che a Foucault non inte ressa affatto risalire a cosa davvero intese pro porre Machiavelli sul governo degli Stati, quanto a cosa lessero nel Principe i trattatisti politici delle epoche successive, quale fu in somma il nucleo problematico intorno cui si aprì una verifica rispetto al vecchio metodo di intendere il reggimento degli Stati e rispetto al nuovo che il complicarsi e articolarsi della so cietà civile, specie a partire dal Settecento, sembravano ormai pretendere. Nel metodo «archeologico» foucaultiano Machiavelli si colloca quindi come pietra di paragone per la definizione del successivo sviluppo delle prati che di governo: nel Principe, e soprattutto nel la lettura che ne è stata data, Foucault indivi dua un ’ arte del governare fondata su un rap porto di esteriorità e di trascendenza del Si gnore rispetto al suo stato e ai suoi sudditi. L ’ uno e gli altri sono suo personale possesso e come tale esso è soggetto a ogni sorta di insi die, in una scacchiera politica intrisa di usur pazioni, di rapine, di baratti: per cui il proble ma politico centrale diviene non tanto il gover 3 M. F oucault , La «governamenta lità», «Aut Aut», settembre-dicem bre 1978, pp. 12-29.
no dello Stato quanto come mantenerlo; quali pratiche (e quindi quali astuzie} siano perti nenti alla conservazione di tale rapporto di possesso. Il modo del governare risulta finaliz zato a perpetuare questo legame, tutto esterno e transeunte, tra Signore e sudditi: con prati che di potere quindi del tutto incuranti dell ’ ar ticolata maglia della società civile. Ma tra XVII e XVIII secolo il discorso cambia: pro blema centrale non diviene più quello del pos sesso signorile (che resta, ma come uno dei problemi) quanto quello del complessivo go verno della popolazione, del controllo di tutte le sfere della vita civile, dell ’ intrusione del Po tere nel seno della stessa vita privata (la centra lità della famiglia come nucleo fondante della crescita controllata della società), del governo dell ’ economia (la nascita dell ’ economia politi ca). Non a caso, proprio in quest ’ epoca, fiori scono i trattati anti-Machiavelli, che non sem bra più essere idonea guida alla comprensione della società ma soprattutto non più in grado di suggerire pratiche efficaci alla nuova disse minazione del potere nel sociale, al configurar si del potere non solo come controllo ma an che come sapere, anzi produttore di molteplici saperi specifici (giuste le ormai note interpreta zioni di Foucault, mirabilmente condensate anche in una delle sue ultime fatiche, La vo lontà di sapere}. Il Machiavelli di Foucault, quindi, o meglio il Machiavelli che Foucault propone attraverso la filigrana di due secoli di lettori, non appare in grado di dare risposte pertinenti al moderno strutturarsi e articolarsi del governo e delle pratiche di potere che vi sono insite: il politico nell ’ epoca moderna ha di fronte una pluralità di poteri disseminati, un groviglio di conse guenti saperi specialistici che non gli consento no di individuare il progetto politico, la tra sformazione. Al tempo stesso, l ’ opposizione a questi poteri onnivori, potendosi esprimere so lo attraverso gli interstizi, i fuochi accesi qua o là, le contraddizioni parziali e le parziali libe razioni, non è in grado di riconoscersi nella politica come organico processo di trasforma zione e nelle organizzazioni di classe come strumento essenziale di modifica dei rapporti di forza e di reale neutralizzazione dei vecchi poteri: la metafora del Partito-Principe di
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