Problemi della transizione 1980
Machiavelli
Gramsci è lontana dalle implicazioni politiche del discorso foucaultiano e così gli è distante la centralità da Machiavelli assegnata allo scon tro politico e sociale inteso come unico terreno in cui l ’ uomo, fortemente determinato per al tro dalla natura e dall ’ imponderabile (Fortu na), può praticare la sua capacità soggettiva di trasformazione e, per ciò stesso, di liberazione dai condizionamenti oggettivi rilevantissimi di cui è in ultima istanza materiato. Ancora una volta l ’ approccio a Machiavelli, e in questo caso auspice l ’ analisi di Foucault, ci ha condotto ai termini più rilevanti del dibatti to teorico oggi in corso su alcuni nodi di fon do: i nessi fra poteri e saperi, quale possibile iniziativa di trasformazione, quale ruolo per la forma «classica» della politica in una fase in cui è la stessa ragione «classica» ad essere po sta in discussione 4 . Su alcuni di questi nuclei problematici del resto, sempre tramite il pretesto della lettura machiavelliana, è intervenuto di recente, con uno stimolante contributo apparso su «Lavoro critico», Roberto Esposito che, a differenza di quanto ipotizzato da Foucault, non vede uno stacco netto tra teoria di Machiavelli e deli nearsi della forma borghese della politica 5 : an zi, la prima gli appare una sorta di genesi della seconda, sebbene egli usi alcune chiavi di lettu ra che sono anche proprie del metodo foucaul tiano. Ad Esposito sembra che la pagina ma chiavelliana faccia trasparire (e qui è evidente mente metaforica la assunzione di Machiavel li) una concezione di storia non tanto come terreno di soggetti quanto come campo di di spiegamento naturale del desiderio del potere: la politica è nel suo nucleo dinamica di deside rio di potere, ovvero desiderio di ciò che non si possiede. Fin qui siamo nei termini dell ’ impo stazione foucaultiana: lo stacco avviene quan do Esposito traduce questa meccanica del desi derio dall ’ ambito degli individui all ’ ambito delle classi, cogliendolo come un motore del conflitto sociale del tutto funzionale alla for ma borghese della politica. Il desiderio di pote re consente infatti alla borghesia una duplice possibilità di intervento: a livello sociale, con l ’ esasperazione della conflittualità che a sua volta consente un articolato spiegamento di strumenti repressivi. A livello istituzionale,
con la riconversione del desiderio-potere nella logica di potenza dello Stato, espressione delle istanze collettive della nazione. Machiavelli perciò, lungi dal collocarsi fuori dal processo che ha definito il moderno assetto dei conflitti politici, fra i primi ne avrebbe individuato il sostanziale campo di forze e il nucleo intorno cui andava costruendosi la dinamica dei sog getti sociali, anche quelli nuovi (l ’ attenzione di Machiavelli ai Ciompi!). Non a caso la lettura di Esposito è fatta a partire non dal Principe ma dai Discorsi, nei quali con molta ricchezza di analisi Machiavelli definisce una sua ipotesi di approssimazione scientifica e ai conflitti so ciali e al loro ruolo nella storia (il che con an cora più pertinenza e specificità potrà rintrac ciarsi poi nelle Istorie fiorentine). Come è facile notare, il panorama delle più recenti posizioni critiche su Machiavelli risulta non solo molto articolato ma anche incardina to in un dibattito politico complessivo che ren de particolarmente stimolante e vivace questa stagione di studi machiavelliani. Dovendo con essa confrontarsi, occorre, credo, prioritariamente ripercorrere alcune questioni fondamentali sollevate dai testi del Segretario Fiorentino e che non sempre hanno ultimamente trovato adeguata udienza presso i critici. Non v ’ è dubbio, ad esempio, che, per Machiavelli, un problema centrale, come ben ha notato Foucault, sia il modo di «tenere» lo Stato ovvero come mantenere salde le strutture che garantiscono la sopravvivenza dei regimi, siano essi signorili o repubblicani: e qui si po ne subito una questione non affrontata da Foucault e invece più esplicitamente presente nelle analisi di Dotti e di Esposito. A Machia velli non interessa prioritariamente il controllo dello Stato come esclusivo controllo signorile ma di uguale interesse per lui è il mantenimen to delle strutture statali da parte degli organi smi repubblicani ovvero da parte dei ceti diri genti delle città-stato italiane: in Machiavelli, quindi, di là dalla lettura che i trattatisti suc cessivi intesero darne, il problema dello Stato non si riduce affatto a una semplice questione di «possesso» ma si configura già come com plesso nodo politico, istituzionale per un verso (ovvero non limitabile alla vecchia, feudale di pendenza personale) e sociale per l ’ altro, incer
4 Ovvio il rinvio al recente volume curato da A. G argani , Crisi della ra gione, Torino 1979. 5 R. E sposito , I «Discorsi» di Ma chiavelli e la genesi della forma bor ghese della politica, «Lavoro criti
co», aprile-giugno 1978, pp. 129- 179.
161
Made with FlippingBook - Online catalogs