Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

nierandosi nello Stato, nella sua gestione, nelle lotte per il suo controllo, esplicite dinamiche di classe (è l ’ ottica che Machiavelli usa con coerenza in tutte le sue opere, e in polemica con certa storiografia umanistica, per «legge re» — ad esempio — la storia di Firenze). Non a caso Machiavelli grande attenzione presterà, per usare una terminologia gramscia na, sia alle pratiche di dominio sia a quelle egemoniche di organizzazione del consenso: nella consapevolezza infatti che il problema dello Stato non è semplice questione di domi nio «personale», egli, pur dando un grande ri lievo alle pratiche coercitive vere e proprie (l ’ uso delle armi e della forza, l ’ ironia verso i «profeti disarmati»), allo stesso tempo dedica molte pagine al tipo di rapporto da costruirsi fra sovrani e sudditi, al modo non solo di «te nere» lo Stato ma anche di farne «crescere» la dimensione civile e l ’ equilibrio fra le classi (co stante il riferimento ai modelli storici che sem brano aver riprodotto nelle loro istituzioni questo consenso di massa e di classi allo Stato: dall ’ antica repubblica romana fino, per certi versi, all ’ aristocratica repubblica veneziana). Il che vuol dire quindi che, accanto alla forza, va usata l ’ astuzia (la golpe)', ma non solo in un senso tutto strumentale al «possesso» ma an che nel riconoscimento della complessità del civile e del politico che concorrono a definire la natura dello Stato; e soprattutto dello Stato repubblicano, cui grande attenzione dedica Machiavelli come al nucleo in cui più difficili sono da sperimentare le pratiche di governo ma in cui più ricca può essere la dinamica so ciale, la vita civile, il senso collettivo di costru zione di una politica anche «di potenza» (l ’ ap passionata difesa di eserciti non mercenari e fondati sul consenso delle masse contadine e popolari alla propria nazione e al proprio Sta to è provocata in Machiavelli proprio da que sto tipo di consapevolezza). Esiste, per altro, una interessante carta da tornasole per verificare come Machiavelli, nel concreto approccio alla storia della sua città, abbia messo in campo tali parametri: ed è ana lizzare il modo con cui egli trattò della storia medicea, di Cosimo e Lorenzo in particolare, sia nelle opere politiche sia nelle Istorie. Machiavelli non esitò mai a mostrare so

stanziali riserve sul regime mediceo e sul modo come questo si era andato affermando in Fi renze: molti passi potrebbero essere citati in proposito 6 . La cosa invero, specie usando cer te chiavi di lettura, dovrebbe stupirci: i Medici consolidarono un «possesso» inequivocabile su Firenze, usando grande abilità e astuzia, ap punto, dosando con sapienza il ricorso alla forza, affermando, specie con Lorenzo, un ruolo centrale della città nel consesso politico diplomatico della penisola. Una dinamica si gnorile anomala nel processo di costituzione ma efficace nel fine. Certo in Machiavelli, le gato al mondo repubblicano fiorentino, può aver giocato, come accadde in molti ambienti della città, una sorta di ostilità verso chi si era assunto il compito di far definitivamente nau fragare velleità libertarie e repubblicane con solidate da secoli di tradizione comunale. Solo libertarismo, quindi, in Machiavelli? Spiega zione un po ’ semplicistica se applicata a chi aveva a tutte lettere espresso profonda ammi razione per il Borgia ed i suoi metodi: e allora perché tanto «scandalo» per i Medici? La ri sposta ce la fornisce Machiavelli stesso quan do, discettando della natura degli Stati, e spe cie di quelli repubblicani, analizza le conse guenze della crescita di «privati» cittadini ver so posizioni egemoniche 7 . Egli giudica tale eventualità come anomala e pericolosa per la sorte delle repubbliche, in quanto porta a una sostanziale confusione, nello Stato, tra funzione pubblica e funzione privata, con un conseguente indebolimento delle pratiche di sovranità necessarie alla so pravvivenza delle compagini statali. I Medici sono un esempio di tale anomalia ed è per que sto che il loro tipo di signoria suscita riserve, non certo per motivi d ’ ordine squisitamente etico o libertario. Cosa vuol dire tutto ciò? Vuol dire intanto che Machiavelli riconosce allo Stato una sua configurazione pubblica non assimilabile ad alcun tipo di «possesso» privato: questo vale per le repubbliche ma vale anche, in un certo senso, per i principati. Giacché il Signore, in questa ottica machiavelliana, divenendo il cen tro della sovranità statale, assume una funzio ne che non può in alcun modo coincidere con logiche «private»: siamo ormai fuori dall ’ otti

6 Per restare ai passi espliciti basta ri cordare tutta la seconda parte delle Istorie fiorentine, dal libro quarto in poi, ma anche i Discorsi, I, 33 e 52, dove con occhio critico sono affron tati i modi tenuti da Cosimo per im

padronirsi del potere. 7 Vedi soprattutto Discorsi, I, 46 e 52, II, 2, III, 28 e 34. Ma importanza complessiva per questa tematica ha tutto il primo libro dei Discorsi non ché il Discursus florentinarum rerum.

Ovvio anche il rinvio alla seconda parte delle Istorie.

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