Problemi della transizione 1980

Machiavelli

ogni pericolosa «anomalia» tiene presente un altro elemento importante: la storia che ha materiato, caratterizzato, forgiato i vari Stati. Il rapporto con il passato, la lezione impre scindibile della storia sono altri nuclei tematici fondamentali del pensiero di Machiavelli: lo spessore storico che costituisce l ’ intelaiatura delle società e degli Stati è uno dei primi ele menti che deve essere preso in considerazione da principi e reggitori per commisurare senza errori la propria iniziativa alla concreta realtà che devono presiedere. Le pagine in proposito inequivocabili sonomoltissime e note 9 : altro è il metodo — dice Machiavelli — che deve pra ticarsi, ad esempio, per reggere uno Stato o una città adusi a regimi libertari e repubblica ni, altro è il caso di Stati da secoli soggetti a domini signorili. L ’ importanza di queste nota zioni di Machiavelli va ben al di là dalle con tingenti situazioni che le hanno determinate: esse in realtà fondano e l ’ iniziativa politica e l ’ iniziativa più propriamente istituzionale sul terreno concreto della storia, le cui dinamiche scientificamente e oggettivamente rilevabili co stituiscono lo spessore di tutte le realtà che ogni politico deve affrontare. Come dire che la costruzione di un progetto deve fare i conti con la realtà storica concretamente determina ta in cui i soggetti-agenti della trasformazione dovranno operare. Allora, se è vero per un verso anche dire, come dice Foucault, che in Machiavelli l ’ interesse prevalente è per le pra tiche di sovranità (seppure non riducibili — come abbiamo visto — a mere pratiche di pos sesso privatistico), però è anche vero, per al tro, che Machiavelli, attraverso il recupero in tegrale dello spessore storico, si rapporta in modo non schematico e non semplicistico alla complessa intelaiatura della società civile, per la quale implicitamente comincia anche ad in dicare embrionali pratiche di governo: in que sto senso il Discursus indirizzato ai Medici è certo esemplare.

ca feudale e indubbiamente proiettati su una via che è quella del costituirsi del moderno Sta to, assoluto prima e borghese poi. Così deve intendersi delle pratiche di sovra nità: anch ’ esse debbono costituirsi come espressione di un potere pubblico e mai come arbitrio di un dominio personale. Di qui le ri serve di Machiavelli sui metodi dei Medici, che gli sembrano come dire, extra-istituzionali, tutti giocati fuori dalle competenze pubbliche e all ’ origine, quindi, di due ordini di debolez ze: militare, perché perpetuavano un uso di guerre condotte con mezzi «privati» e truppe mercenarie anziché contribuire alla costruzio ne, in una corretta logica statuale, di un appa rato difensivo legato al territorio e alla nazione (come suggerivano gli esempi svizzeri e spa gnoli); civile, perché edificavano il consenso intorno a una famiglia, a un singolo gruppo di potere, svuotando le altre istituzioni dello Sta to, e nello stesso tempo non garantendosi nep pure dal possibile sorgere di altri gruppi, di al tri luoghi del consenso, eccentrici rispetto e a quello mediceo e a quello statale. Con conse guenze gravi per l ’ unità e la compattezza della città. Come si vide con il crollo del regime me diceo alle fine del Quattrocento dinanzi alle prime grandi bufere nazionali ed europee. Gli esempi che Machiavelli drasticamente propo ne (con la chiarezza del suo metodo oppositi vo) in alternativa a tale regime anomalo sono ovviamente: o vere repubbliche (ci ritorna an che nel Discursus indirizzato ai Medici) o au tentici principati-regni sull ’ esempio di quelli che andavano costituendosi in Europa 8 . La storia darà in definitiva ragione a Machiavelli se il vero consolidamento di uno stato Medi ceo in Toscana si avrà solo, dopo il 1530, con il costituirsi del Granducato e la fine del rap porto anomalo tra i Medici e le strutture re- pubblicane-comunali di Firenze. Machiavelli però nel proporre agli Stati con seguenti soluzioni istituzionali che eliminino

tutti i governi posti in tra questi dua sono defettivi, la ragione è chiarissi ma: perché il principato ha solo una via alla sua resoluzione, la quale è scendere verso la repubblica; e così la repubblica ha solo una via da resol- versi, la quale è salire verso il princi pato. Gli stati di mezzo hanno due vie, potendo salire verso il principato o scendere verso la repubblica: donde nasce la loro instabilità». (Discursus florentinarum rerum, in N. Machia velli, Tutte le opere, a cura di M. M artelli , Firenze 1971, p. 26).

9 Innanzitutto occorre ricordare le pagine programmatiche d ’ apertura delle sue opere maggiori, Principe, Discorsi, Istorie. Ma si vedano poi in particolare, del Principe, i capitoli 5, 9, 19 e 20, dei Discorsi, I, 16-18, 55, 58, II, 4, III, 1, 8, 9, 43. Fondamen tale in questo senso anche il già citato Discursus.

8 «Oltre di questo benché sia vero che Firenze non può restare senza ca po; e che quando si avessi a giudicare da capo privato a capo privato, ella amassi più un capo della casa dei Me dici, che d ’ alcun ’ altra casa: nondi- manco, quando si giudichi da capo a capo pubblico, sempre piacerà più il capo pubblico, tratto di qualunque luogo che il capo privato». «E quan to al confutare lo stato di Cosimo, e questo, che nessuno stato si può ordi nare che sia stabile, se non è o vero principato o vera repubblica, perché

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