Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Intanto questa lettura di Machiavelli ci im pone subito una sottolineatura non sempre presente oggi nei dibattiti sulla natura della politica: il rapporto con la storia. Possiamo certo dire che è tramontata ormai l ’ illusione di poter trasformare il mondo attraverso un pro getto politico, anzi che il terreno proprio della politica è stato del tutto eroso da una realtà in governabile sulla quale — sola — può molto (molto) in alto volare Utopia, ma a un prezzo altissimo: quello di sradicarci dalla nostra sto ria, dalle contraddizioni che l ’ hanno attraver sata, dai difficilmente cancellabili (li aveva ben colti Machiavelli!) conflitti di classe di cui noi, bene o male, siamo figli e di cui è figlio questo Stato. La storia è il terreno delle contraddizio ni e delle trasformazioni, che certo può essere letto secondo molte angolature e che anzi stru menti raffinati di analisi ci consentono oggi di verificare in modo anche nuovo e problemati co, non «classico», ma è un terreno a cui non possiamo rinunciare, pena la non comprensi bilità di noi stessi prima ancora che del sociale in cui siamo calati: ma accettare questo, per noi come per Machiavelli, vuol dire allora an che accettare la nostra collocazione dentro processi di trasformazione, di transizione che possiamo rinunciare a guidare ma che altri si incaricheranno comunque di governare. Verso dove il processo di transizione si orienterà e se condo quali modalità si affermerà dipenderà in gran parte dalla qualità politica e ideologica e dalla forza progettuale (che vuol dire anche di lotta) dei soggetti che entreranno in campo: questo in ultima istanza intendeva Machiavelli con le sue titaniche metafore sul conflitto che è eternamente aperto tra Virtù e Fortuna e que sto è in definitiva il senso e la dignità — ancora attualissimi — del progetto marxiano. Certo che collocarsi in questa prospettiva vuol dire non eludere — come non lo eluse Machiavelli — il problema dello Stato e del rapporto fra Stato e soggetti sociali e politici: in Machiavelli — è evidente — il principio di sovranità e di centralità dei luoghi del potere è fondamentale. E il principio che si è affermato per molto tempo negli stati moderni ed è anche il principio che ha guidato i rivoluzionari russi nel ’ 17 (ma soprattutto in seguito) a una certa lettura del potere zarista e quindi del ruolo de cisivo che, nel processo rivoluzionario, avreb bero rappresentato la presa dello stato centra lizzato e il controllo dei suoi apparati militari e burocratici. Con quella sostanziale sottovalu tazione della società civile che già Gramsci mi se in evidenza nei suoi Quaderni.

Oggi analisi molto convincenti — e il ricor so a Foucault è ancora d ’ obbligo — ci mettono in guardia sulla complessità dei processi di go verno, nient ’ affatto limitati alle competenze statali, e sulla disseminazione dei luoghi di po tere, difficilmente centralizzabili, e agenti di sottili pratiche al tempo stesso repressive e produttrici di saperi fortemente specialistici. Come dire che anche i luoghi delle contraddi zioni (e delle competenze teoriche e politiche per affrontarle) si sono moltiplicati, mettendo in difficoltà ogni ipotesi progettuale schemati ca o fortemente ideologizzata in senso unifi cante e organico. Su questo terreno sembrerebbe che davvero poco possa venirci dalla lettura di Machiavelli: ma attenzione! Già abbiamo visto come in lui il sistematico ricorso allo spessore della storia sia funzionale alla costruzione di embrionali pratiche di governo e di un ’ ipotesi politica di trasformazione tutt ’ altro che «ideologica» o schematica. Ed è questo del resto un terreno molto ferti le di sviluppi anche per l ’ area marxista e per le forze che in essa si riconoscono: il problema non è infatti di abdicare dall ’ organicità del progetto, fondato a sua volta su organiche ine ludibili premesse (la lotta di classe: come fare a negarne l ’ evidenza o a metterla tra parentesi!), quanto di commisurare il progetto alla com plessità reale, concreta che il sociale e il civile ci propongono. Complessità che appunto non va ridotta, per comodità ideologica, a poche formule ma ampiamente praticata in tutti i suoi terreni, in tutte le contraddizioni che la attraversano, nella pluralità dei luoghi in cui si esplicano il potere e il sapere, per fare emerge re da quelle sedi e dai soggetti che in esse ope rano il consenso a un progetto di rinnovamen to verso il socialismo fortemente arricchito e articolato nelle sue parti. Una delle quali è lo Stato, non certo da in tendersi come il luogo centrale del progetto ma il luogo privilegiato per sperimentare la capa cità di intervento dei soggetti sociali deputati alla trasformazione, classe operaia in primo luogo. Questa complessità della pratica politica e dei luoghi in cui essa dovrebbe operare si com misura, come dicevamo, alla capacità di recu pero della storia e del suo spessore, che è an che capacità di riflessione sulla formazione dei modi che hanno prodotto il nostro presente: il che però, e va detto con molta fermezza, non vuol dire affatto storicismo di idealistica me moria. Vuol dire qualcosa di molto diverso e

164

Made with FlippingBook - Online catalogs