Problemi della transizione 1983

Neocorporativismo

su che cosa avrebbe potuto succedere se non ci fosse stata questa «facciata». In questo modo, risulta evidente che, se anche di facciata si deve parlare, es sa ha esercitato un ruolo importantissimo: ciò che potrebbe sembrare la sua debolezza, si è rivelata in realtà la sua forza. Ad esempio, la funzione fonda mentale esercitata dal corporativismo in Portogallo è stata la prevenzione dell ’ emergere di modi non corporativi di espressione di classe. Qui il corporativismo statalista è stato cioè tanto efficace come contributo generale al controllo sociale quanto intrinseco ad un regime autoritario. In questo senso mi sembra che il concetto di corporativismo statalista conservi una notevole importanza. D ’ altra parte, è vero che il concetto di corporativismo societario è in effetti diventato centrale a gran parte dell ’ interesse intellettuale per il corporativi smo; e ciò perché permette una valutazione di quanto a livello corporativo viene realizzato in positivo nell ’ ambito delle relazioni tra le classi e tra que ste e lo stato. In effetti, questi «governi di classe» — intermediari organizzati di classe — dirigono il comportamento delle persone, forniscono loro non solo beni, ma anche importanti immagini simboliche, funzionano da poli di aggrega zione di gruppi molto ampi, ecc. Ed è proprio in questo senso che il concetto di corporativismo societario sembra effettivamente esercitare un ruolo più importante nell ’ analisi scientifica del problema. Tornando ora alla rapida diffusione dell ’ interesse per questo tema, tengo a ribadire l ’ importanza fondamentale esercitata dal bisogno latente di un modello alternativo a quello «pluralista» fino ad allora dominante. D ’ altra parte, è anche vero che un ’ enorme sollecitazione all ’ aggregarsi dell ’ interesse generale attorno a questo tema venne dal fatto che — contemporaneamente sebbene in maniera totalmente indipendente l ’ uno dall ’ altro — tre studiosi in campi diversi giungessero a ragionare lungo linee simili e ad utilizzare lo stesso concetto, al di là di tutte le divergenze tuttora esistenti su la sua defi nizione. Uno di questi miei colleghi era Gerhard Lehmbruch, che proveniva dalla scuola legale-istituzionale tedesca e che aveva lavorato sul consociazio- nismo in Austria e Svizzera; anch ’ egli si era imbattuto nel corporativismo in maniera relativamente tangenziale rispetto ai suoi interessi, che si focalizza vano sulle nuove forme di democrazia — ed in particolare sulla cosiddetta società «divisa» o «segmentata». L ’ altro era Ray Pahl e Jack Winkler, sociolo go inglese delle relazioni industriali, la cui nozione «economistica» di corpo rativismo era peraltro notevolmente diversa. E ovvio che la diffusione del ter mine venne agevolata dal fatto che in un lasso di tempo molto breve si era cominciato a ragionare contemporaneamente lungo queste linee in settori tanto diversi come la sociologia, la scienza politica definita in senso legale e gli studi latinoamericanisti. D. Si potrebbe forse trovare un 'altra causa di un così ampio successo del termine nel fatto che la gente — non tanto a livello personale quanto collet tivo — comincia ad interessarsi delle cose quando queste non funzionano più tanto bene. Probabilmente, il dibattito su questo argomento è diventato così intenso, perché si riferiva ad accordi sociali il cui equilibrio storico, definito nel secon do dopoguerra, aveva incontrato nuove difficoltà negli anni 70.

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