Problemi della transizione 1983

N eocorporativismo

faccia garante delle promesse fatte dai capitalisti, la cui sincerità di intenti potrebbe anche essere messa in dubbio dai lavoratori.

R. A questo proposito occorre distinguere tra due livelli di discorso. Per quel che riguarda la credibilità dello stato, è questo senz ’ altro un problema centrale nel caso italiano — una delle ragioni centrali per cui l ’ accordo sulla maxi-trattativa non si è realizzato precedentemente è proprio la mancanza di fiducia nella capacità dello stato italiano di ottemperare agli impegni assun ti. Ma la credibilità a questo livello è pressoché data per scontata nelle aree scandinava e centroeuropea, in cui lo stato ha in genere goduto di una conti nuità storica o ha consentito una sua ricostituzione rapida e credibile in caso di rotture. In queste aree ciò che diventa davvero importante è il problema della credibilità del governo — e più precisamente di una presenza credibile del partito dei lavoratori entro il governo. Ciò significa una garanzia che gli accordi verranno controllati sul terreno elettorale: ad esempio, nel caso che i capitalisti non mantengano le loro promesse di investimento e trasferiscano capitali nelle banche estere, la presenza di un forte partito socialdemocratico o di una coalizione di partiti di orientamento operaio farà sì che la questione non si dissolva in una massa dhproteste dei sindacati e dei lavoratori indivi duali, ma si concretizzi democraticamente a livello elettorale, con la forma zione di un governo che imporrà tasse ai capitalisti restituendo ai lavoratori ciò che è stato loro tolto. E quindi importante distinguere l ’ apparato perma nente dello stato da una parte ed il cangiante avvicendamento delle persone che occupano le posizioni preminenti a livello esecutivo dall ’ altro. Probabil mente l ’ Italia ha problemi di credibilità ad entrambi i livelli, ma questi sono comunque diversi. D ’ altra parte, desidero insistere su un punto rispetto al quale la mia posi zione è alquanto eterodossa, e non vorrei venisse fraintesa. Sono infatti con vinto che una denuncia degli accordi corporativi possa venire più facilmente da parte dei capitalisti che non da parte dei lavoratori. Al contrario, la lette ratura sull ’ argomento è in genere alquanto esplicita: gli accordi corporativi danno vita ad un patto asimmetrico, quindi negativo per i lavoratori. Questa ultima opinione viene in genere suffragata da tre argomentazioni principali: gli accordi corporativi in primo luogo spostano risorse dai lavoratori ai capita listi, comportando in genere una restrizione esplicita o implicita delle do mande salariali; in secondo luogo essi implicano un compromesso di classe che per sua stessa natura è qualcosa di dannoso per i lavoratori; e in terzo luogo, se conservati per un periodo di tempo sufficientemente lungo, hanno conseguenze negative sulla struttura interna dei sindacati, in quanto li tra sformano in burocrazie ed inducono i loro leaders ad entrare nel gioco politi co borghese. C ’ è da dire che quest ’ ultima è certo una accusa fondata: i sin dacati devono sostenere la loro opinione all ’ interno degli accordi neocorpo rativi attraverso il ragionamento economico borghese, assumendo economi sti ed ammassando statistiche, e tutto ciò ha effettivamente un effetto buro cratizzante su di loro. Ritengo però che più in generale queste argomentazioni non valutino esattamente tutte le conseguenze degli accordi. Ad esempio, se è vero che i lavoratori trasferiscono reddito ai capitalisti, è anche vero che ottengono in cambio un più alto livello di occupazione. Inoltre essi ottengono un allarga mento del salario sociale e la assicurazione sul lungo periodo di una maggio-

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