Problemi della transizione 1983
Neocorporativismo
problema — posto in precedenza — della creabilità dello stato e/o governo in Italia, se cioè questi riuscirà a far fede alle proprie promesse di controparti ta fiscale o se piuttosto non andrà incontro ad una grossa crisi fiscale causata dall ’ incapacità di reperire fondi di copertura delle concessioni già definite.
D. Un ultimo aspetto interessante riguarda il ruolo del mercato e delle re lazioni intemazionali (in particolare tra Stati Uniti ed Europa) rispetto allo stato di salute degli accordi corporativi — tema importante, da te recente mente sottolineato, ma di rado preso in considerazione nella letteratura sul corporativismo. R. Ritengo in effetti che questo sia un elemento fondamentale, e molto probabilmente non sono ancora arrivato ad una elaborazione definitiva delle mie posizioni sull ’ argomento. In linea generale, si può dire che le diverse so cietà capitalistiche sono organizzate in molti modi differenti al fine della ge stione del conflitto di classe, e che le loro difficoltà di controllo di questo fe nomeno aumentano in una situazione generale di crisi delle relazioni capita listiche a livello internazionale. Le disparità di prestazioni tra questi paesi — in termini di tasso di occupazione, di inflazione o di crescita — disparità co munque presenti anche in condizioni di «bel tempo» economico — si appro fondiscono infatti in situazioni di crisi; e in generale si può dire che i paesi con un carattere corporativo più spiccato sembrano cavarsela meglio rispetto non solo all ’ occupazione ma anche all ’ inflazione. Il punto fondamentale è che alla base di queste differenze nelle prestazioni economiche non stanno scompensi nella dotazione di risorse o momentanee posizioni di vantaggio sul mercato, bensì differenze fondamentali nella struttura del potere e degli interessi sociali organizzati. (Desidero peraltro sottolineare come tutto ciò ri guardi soprattutto la struttura organizzativa del mondo economico e di quel lo sindacale, e interessi molto poco il ruolo dei partiti politici al governo). Il problema fondamentale è che questi paesi si trovano in una situazione di reciproca concorrenza a livello internazionale. Se infatti le società capitali stiche avanzate di tipo «corporativo» o «neocorporativo» potessero in qualche modo isolarsi e costituire una forma di corporativismo regionale o «sovrana- zionale» , si potrebbe forse delineare una diversa soluzione al problema delle differenze relative di competitività, probabilmente sulla base degli stessi meccanismi già adottati a livello nazionale. Ma ciò è reso impossibile dalla presenza sul mercato di «pirati» internazionali, a due livelli principali. Da una parte, infatti, una funzione «piratesca» è esercitata da quei paesi pratica- mente privi per varie ragioni — non ultima la repressione governativa — di un movimento sindacale organizzato, o comunque dotati di un enorme sur plus di forza-lavoro: paesi come il Brasile, ad esempio, per non parlare di Singapore o Taiwan. Questi paesi sono infinitamente più competitivi degli altri, proprio perché al loro interno il problema della contrattazione dei livel li salariali è configurato in maniera totalmente diversa: qui sono al potere re gimi autoritari in grado di aumentare coercitivamente il livello di sfrutta mento quando la situazione economica peggiora; d ’ altra parte, i lavoratori non dispongono di alcuno strumento di protesta. Ma il problema principale a livello internazionale non è costituito tanto da questi paesi, quando dagli
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