Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Stati Uniti. Le differenze di competitività e di struttura del potere a livello internazionale innescate da questi NICs (New Industriai Countries) verreb bero infatti ammorbidite se gli USA esercitassero una funzione di locomoti va, trascinando questi altri paesi a rimorchio nel suo proprio processo espan sivo. Questo peraltro non avviene; e ciò non deve essere imputato tanto al ruolo dell ’ attuale coalizione governativa, portatrice peraltro di interessi di classe quantomeno singolari e di una teoria economica a dir poco «giovanili- stica» — intendendo con questo non tanto il monetarismo quanto l ’ applica zione della «supply-side economics». Il vero problema è che gli Stati Uniti sono il paese meno neocorporativo tra tutte le società neocapitalistiche avan zate, in cui sono totalmente assenti tutte le caratteristiche che abbiamo fino ra indicato. Il movimento sindacale è qui estremamente frammentario e di sorganizzato, le organizzazioni capitalistiche funzionano quasi esclusiva- mente a livello delle piccole imprese, le modalità di pressione sullo stato adottate dal big business mancano totalmente di forma collettiva, cosicché le singole imprese fanno riferimento al «proprio» parlamentare o alla «propria» agenzia governativa a Washington per la concessione di favori speciali — ad esempio, a favore di una ditta di pneumatici contro un ’ altra ditta di pneu matici. Si può dire perciò che l ’ intero processo di formazione organizzativa del «governo di classe» è negli Stati Uniti praticamente al punto zero. È quindi fuori discussione che gli Stati Uniti possano uscire dalla crisi attraver so una serie di contrattazioni interne: semplicemente, ne sono assenti le pre messe strutturali, senza considerare il fatto che l ’ ideologia diffusa è assoluta- mente contraria a questo tipo di soluzione. Tengo a ribadire che non si tratta di un problema di leadership politica: al di là delle mie personali speranze, riconosco che anche una presidenza democratica di centro-sinistra non avreb be alternative reali. Senza mutamenti strutturali dei rapporti di potere infat ti, si tornerebbe semplicemente ai deficit «keynesiani» di bilancio ed al pom paggio di denaro pubblico nell ’ economia, il che può essere anche umana mente auspicabile, ma che dal punto di vista economico finirebbe probabil mente col risolversi in una bolla di sapone senza portare ad una ripresa dura tura. Dal mio punto di vista, quindi, il problema fondamentale concerne la ineguale distribuzione del potere di classe tra le società capitalistiche: così, la più importante di queste dal punto di vista economico — per non parlare di quello militare — possiede una struttura di classe organizzata in maniera molto differente dalle altre, il che le impedisce di adottare accordi di tipo corporativo o di stipulare una qualche forma di compromesso esplicito di classe. Negli Stati Uniti, infatti, il compromesso non avviene affatto a livello della collettività, ma a all ’ interno di una sorta di «mercato politico» diffuso, tra produttore e consumatore piuttosto che tra capitalisti e lavoratori, a be neficio soprattutto dei capitalisti e dei produttori in quanto opposti ai lavo ratori e ai consumatori. Il punto è che le regole del gioco, come anche l ’ ideologia, sono negli USA ancora egemonizzate in larghissima misura dalle classi economiche dirigenti. Come ho detto, si potrebbe anche pensare ad una traduzione del modello neocorporativo a livello internazionale o comunque atlantico come via di uscita della crisi, ed in effetto alcune spinte emerse per esempio all ’ interno del MEC sembrano puntare in questa direzione (anche se finora senza molto successo). Ma questa soluzione non potrà mai funzionare senza la adesione degli Stati Uniti: nessun paese o gruppo di paesi europeo può dare autono mamente il via ad una vera ripresa, senza considerare che l ’ esistenza di pro
14
Made with FlippingBook Ebook Creator