Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

che nella Svezia degli anni ’ 30 si era sviluppata una «alternativa di sinistra» che aveva poi fornito la base per un «compromesso storico» tra capitale e la voro. Questa alternativa di sinistra emerse nel 1932, quando per la prima volta i due partiti di sinistra, il grande partito socialdemocratico ed il piccolo partito comunista, conquistarono la maggioranza alle elezioni parlamentari. E questo nuovo governo intraprese, anticipandole, politiche di tipo keyne- siano contro la crisi economica, politiche che ottennero un ampio sostegno nel paese, tanto che nelle successive elezioni il partito socialdemocratico svedese vide aumentare i propri suffragi. A questo punto, divenne chiaro che, con trariamente a quanto era avvenuto fino ad allora, il potere governativo era ormai separato e non poteva più essere controllato da quello economico; cosa ancora più importante, questo sembrava un fenomeno non effimero, grazie al sostegno politico di cui la sinistra godeva ampiamente. Ciò spinse i due principali gruppi sociali, capitale e lavoro, ad una revisione delle proprie strategie rispetto al conflitto di classe. Tra i capitalisti si verificò in questa oc casione una profonda spaccatura: alcuni di questi, in particolare esponenti di industrie esportatrici, premevano per impegnarsi contro il movimento ope raio in una campagna dai toni fortemente militanti, basata su una coopera zione coi partiti borghesi tesa a spodestare il più rapidamente possibile il go verno socialdemocratico. Ma questa fazione borghese «militante» non otten ne la maggioranza entro la Confederazione degli imprenditori svedesi, che era dominata dalle industrie produttrici per il mercato interno. Secondo queste ultime, in una situazione che lasciava prevedere una notevole stabi lità del controllo socialdemocratico sul governo, era molto meglio per il capi tale tentare di agire dentro il sistema come gruppo di pressione piuttosto che lanciare una esplicita offensiva antigovernativa in conserva con i partiti bor ghesi. Ma nello stesso tempo fratture si erano verificate anche entro il movi mento operaio: il Partito Comunista, che faceva ancora parte della Interna zionale, si oppose infatti con grande determinazione a qualsiasi tentativo di giungere a compromessi con gli imprenditori. Tuttavia, la maggioranza del movimento operaio svedese — che ben conosceva i costi del conflitto di clas se, e che cosa esso significasse in termini di scioperi prolungati — desiderava ora, nel bel mezzo di una forte crisi economica, tentare la strada delle rifor me parlamentari, che si era aperta nel corso degli anni ’ 30 anche grazie all ’ alleanza stipulata con i contadini. Così, questa alternativa di sinistra, che sembrava avere notevoli prospetti ve di stabilità e di durata, costituì la base per un compromesso storico tra ca pitale e lavoro, nel cui ambito però i lavoratori esercitavano un controllo di retto sul governo, senza tentare di influenzarlo dall ’ esterno come avrebbero fatto quegli italiani negli anni ’ 70. E la formula che stava alla base di questo compromesso storico, e che era stata elaborata in Svezia all ’ incirca tra il 1936 e il 1938, era basata su una collaborazione tra le due parti — capitale e lavo ro — tesa a favorire la crescita economica; e questa parte dell ’ accordo poteva rivestire, ed in effetti rivestì, aspetti positivi per entrambi i contraenti. Ma il compromesso conteneva anche risvolti negativi. Da un lato, esso contempla va il fatto che il movimento operaio ed il governo socialdemocratico lasciasse ro al capitale ampia capacità e facoltà di decidere i termini della crescita eco nomica — vale a dire i tempi e gli strumenti con cui conseguirla. Dall ’ altro lato, i capitalisti si impegnavano però ad accettare che il movimento operaio facesse uso del suo potere politico per garantire la re distribuzione dei risulta ti della crescita economica, attraverso l ’ adozione di politiche sociali, di pieno

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