Problemi della transizione 1983

Il caso svedese

impiego, fiscali, ecc. Come si può vedere, nell ’ ambito di queste nuove stra tegie del conflitto di classe, che si erano sviluppate sulla base dell ’ alternativa di sinistra, il conflitto industriale non giocava più un ruolo centrale: gli scio peri finirono così con l ’ esaurirsi in meno di un decennio, e la Svezia entrò in un ’ era di pace industriale che verrà poi messa in discussione solo negli anni ’ 70. Durante questo periodo, l ’ ideologia socialdemocratica ha sviluppato una ridefinizione dei passi necessari al passaggio da una società capitalistica ad una socialista. La prima fase, tesa alla conquista della democrazia industria le, si era già conclusa in Svezia nel 1917; solo dal 1930, però, i tempi sono stati maturi per il secondo passo, la realizzazione della socialdemocrazia at traverso il welfare state. Questo secondo passo comportava d ’ altra parte la definitiva attuazione del processo di «maturazione» del capitale: la Svezia, infatti, era in quel periodo una nazione ancora piuttosto arretrata dal punto di vista economico, dato che l ’ industria non occupava certo una posizione dominante e più della metà della popolazione veniva impiegata nei lavori agricoli. Gli stessi leaders del partito socialdemocratico si risolsero così ad af fermare, adottando una terminologia di netto sapore marxista, che l ’ abbatti mento del capitalismo richiedeva come condizione indispensabile la sua ma turazione. E proprio a questo fine il movimento operaio doveva partecipare alla costruzione del welfare state: solo così sarebbe stato possibile intrapren dere il terzo passo, la conquista della democrazia economica. D ’ altra parte, il compromesso di classe ha comportato per il movimento operaio non solo conquiste, ma anche conseguenze negative. Gli aspetti po sitivi del compromesso sono stati quelli relativi al conseguimento del pieno impiego e alla realizzazione del welfare state — quest ’ ultimo, va sottolinea to, soprattutto del dopoguerra. In questo modo, i socialdemocratici hanno potuto provare all ’ elettorato che la loro nuova strategia aveva ottenuto otti mi risultati, rafforzando così la propria credibilità politica. Ma poiché il com promesso si è verificato in un momento ancora caratterizzato da una relativa debolezza del movimento operaio, esso ha comportato anche notevoli conse guenze negative: per i lavoratori salariati ciò è stato largamente determinato dal fatto che la crescita economica è stata ottenuta nei termini voluti e defi niti dal capitale. Con ciò, il movimento operaio ha dovuto accettare il cam biamento tecnologico, la razionalizzazione, la mobilità geografica dei lavo ratori — fenomeno quest ’ ultimo che ha gradualmente trasferito la popola zione dal nord al sud del paese verso le grandi città, con un ritmo crescente nel periodo postbellico. Ma il movimento operaio ha anche dovuto accettare il controllo assoluto esercitato dagli imprenditori sulle assunzioni, i licenzia menti ed i metodi lavorativi. Anche questo era parte del compromesso, co me peraltro la rinuncia da parte del movimento operaio a discutere il proces so di concentrazione del capitale e la proprietà privata dei mezzi di produ zione. Così, nel corso degli anni ’ 50, quando i risultati positivi del compro messo storico erano ormai giunti a maturazione, cominciarono ad emergere anche alcuni dei suoi aspetti negativi: in quegli anni, particolarmente con creto e sentito era il pericolo che il compromesso sociale si traducesse in una sorta di pace ideologica tra capitale e lavoro. Tuttavia, sebbene gradualmen te, il movimento operaio svedese riuscì ad uscire da questa situazione di im passe, finché negli anni ’ 70 il compromesso storico venne messo in discussio ne, finendo col vacillare e poi crollare. Questo declino può essere situato tra il 1969 e 1976: esso ebbe inizio praticamente col grande sciopero del 1969

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