Problemi della transizione 1983
Il caso svedese
limitare il potere degli imprenditori nella fabbrica. Questa proposta sfociò poi in una serie di iniziative legislative tese ad aumentare la sicurezza d ’ im piego e delle condizioni lavorative. E importante il fatto che gran parte di queste riforme fossero state proposte dal movimento operaio stesso: tra que ste, una delle più rilevanti fu il progetto Maister per la costituzione di un fondo-salari. Il Congresso della L.O. già nel 1971 aveva sottolineato come la concentrazione del capitale in Svezia fosse aumentata drasticamente nel pe riodo postbellico, e come l ’ influenza dei lavoratori all ’ interno della fabbrica fosse estremamente limitata. Cosicché, la stessa politica solidaristica, che tanta parte aveva avuto all ’ interno della strategia del movimento operaio co me strumento di aggregazione dei diversi settori della classe operaia, aveva poi finito per rendere possibile un aumento dei profitti industriali, ed in ge nerale una concentrazione del capitale più rapida di quanto non sarebbe al trimenti accaduto. Da questa analisi era appunto emersa la proposta per la costituzione di un «fondo-salari», presentata al congresso intersindacale nel 1976. Secondo questo progetto, gli operai avrebbero dovuto versare — co munque non coercitivamente — parte dei propri salari in fondi che avrebbe ro poi permesso loro di entrare in possesso di azioni di grandi industrie, in taccando così il potere della concentrazione privata del capitale ed esercitan do al contempo una maggiore influenza sui principali settori dell ’ industria svedese. E chiaro che il rifiuto dèi principio di intoccabilità delle prerogative imprenditoriali, del processo di accelerata concentrazione del capitale e più in generale del dominio del potere privato nell ’ industria indicava chiara mente come il movimento operaio avesse da parte sua rigettato le condizioni fondamentali del compromesso storico degli anni ’ 30. Quando la Confindu- stria svedese si rese conto di questa tendenza in atto, sferrò a partire dal 1976 una dura offensiva contro il movimento operaio con l ’ appoggio dei partiti borghesi, offensiva che sembrava ricalcare nelle sue linee d ’ azione quella già proposta senza successo dai gruppi imprenditoriali «militanti» negli anni ’ 30. In effetti, nelle elezioni del 1976 il partito socialdemocratico per una se rie di ragioni venne sconfitto e fu costretto a cedere il passo ad un governo borghese finché nel 1982 non riuscì nuovamente a costituire un governo di sinistra. Nel frattempo, si era verificata in Svezia una ripresa di quello che potrebbe essere definito un conflitto di classe, culminato nella serrata gene rale del 1980, che ha costituito il più grosso scontro industriale verificatosi nel mondo occidentale per forza-lavoro coinvolta. In realtà, si può dire che dalla metà degli anni ’ 70 in poi il movimento operaio ed i diversi settori del la società svedese si siano impegnati nella ricerca di una nuova formula che permettesse loro di continuare la cooperazione inaugurata negli anni ’ 30. Ma una simile formula si è rivelata di difficile realizzazione, proprio per il ri fiuto frapposto dal movimento operaio ad un ritorno alla ricetta degli anni ’ 30, che comportava come abbiamo visto il mantenimento delle prerogative industriali e del controllo esercitato dal capitale privato sulla grande indu stria. D ’ altra parte, la volontà espressa dal movimento operaio di incidere su queste due condizioni fondamentali del compromesso ha comportato la ri presa di una dura lotta politica in Svezia. Il problema ora aperto riguarda le prospettive future: ma è chiaro che, se un nuovo compromesso verrà rag giunto — il che richiederà comunque tempi lunghi — questo potrebbe an che essere «storico», nel senso che potrebbe forse fornire ai lavoratori stru menti di controllo delle grandi industrie, che permetterebbero loro di in fluenzarle in senso democratico, limitando il potere del capitale privato.
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