Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

All'interno del partito', in che misura la radicalizzazione crescente delle dichiarazioni programmatiche visibile dopo gli inizi degli anni ’ 70 ha creato una distanza incolmabile fra attivisti e elettori, fra la minoranza — sempre più esigua per altro — dei militanti, e la massa dei votanti sempre meno lea le in ogni caso, per vari motivi, ad un solo partito? Il legame tradizionale e indissolubile con i sindacati avrebbe prodotto altri problemi: in che modo ri conciliare gli obiettivi sindacali invariati, con l ’ ostilità, sempre più evidente nell ’ elettorato, al loro corporativismo e mancanza di democrazia interna? La scelta di Michael Foot come leader nel 1980 si era rivelata disastrosa, l ’ unità era diventata paralisi; come trovare oggi un leader che riconcilia le fazioni all ’ interno di questa «chiesa ecumenica» con la necessità di proporsi seria mente come Primo ministro alternativo? Infine, last but not least, come ela borare una nuova serie di proposte politiche capace di riflettere gli sviluppi sociali ed economici degli ultimi anni e aggiornare le preoccupazioni morali di sempre del partito laburista? * * * È una premessa evidente di tutto il dibattito sul destino del laburismo che la sua crisi viene da lontano. Le percentuali elettorali tracciano infatti una di scesa lenta, ma costante, dal 1951 ad oggi: 1950 39,3% 1964 34,6% feb. 1974 30,0% 1951 40,8% 1966 37,2% ott. 1974 29,3% 1955 36,4% 1970 31,6% 1979 28,7% 1959 35,3% 1983 20,6% Più significativi comunque rispetto a questa curva in sé — soprattutto quando si pensa al disprezzo del sistema elettorale inglese per le mere per centuali — sono i dati emersi negli ultimi anni sulla composizione del voto laburista. Utilizzando metodi di indagine demoscopici e sociologi piuttosto raffinati, un gruppo di politologi inglesi organizzato attorno a personaggi come David Butler a Oxford, Peter Townsend ad Essex e Dennis Kavanagh a Nottingham ha potuto constatare che: i) esiste sempre meno un collegamento diretto fra situazione socio economica personale o familiare e l ’ attribuzione del singolo voto; ii) gli elettori tradizionali del Partito laburista, soprattutto gli iscritti ai sindacati, gli operai specializzati, i quadri tecnici, gli insegnanti, disertano sempre di più il Partito al momento delle elezioni generali; iii) gli obiettivi tradizionali del laburismo — il Welfare, le nazionalizza zioni, i sussidi per la casa — trovano sempre meno favore nell ’ opinione pub blica in un ’ epoca dominata dall ’ inflazione, dalla pressione della tassazione diretta, e da lotte sindacali sempre più settoriali e sempre più aggressive. La singola scoperta più famosa di questa nuova politologia è stata quella del 39% degli iscritti ai sindacati che avrebbe votato conservatore nel 1979- Il suo autore, Ivor Crewe dell ’ università di Essex, è diventato una figura na zionale da un giorno all ’ altro, e il fatto ha costituito il punto di partenza per numerose riflessioni preoccupate a sinistra, fra cui l ’ importante contributo di Eric Hobsbawm, Thè Forward March ofLabour Malte d del 1981, su cui tor neremo. I dati di Crewe sono presentati in un suo contributo al libro curato da Dennis Kavanagh, Thè Politics ofthe Labour Party (1982), gli atti di un con-

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