Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
la sua enfasi su obiettivi laburisti tradizionali: la casa, il posto di lavoro, la pensione. (Mentre lo stesso Hattersley è ormai disposto ad ammettere che l ’ opposizione alla CEE non serve più). Ma sui metodi laburisti per raggiun gere i ben noti obiettivi, sulle scelte politiche ed economiche concrete per realizzarli, la sfiducia del tradizionale elettorato laburista non potrebbe esse re più chiara. E i tre milioni di disoccupati? La deindustrializzazione del nord, della Scozia e dei Midlands e la stagnazione del resto? Il fallimento di praticamen te tutte le previsioni economiche thatcheriane degli ultimi anni, meno quel la sull ’ inflazione — che peraltro non dà alcun segno di produrre la ripresa lungamente prevista dalle teorie monetariste? La nuova emarginazione delle leve appena uscite dalla scuola d ’ obbligo, dei ghetti degli immigrati di colo re, dei «pre-pensionati» mandati in pensione in anticipo per nascondere l ’ ef fettivo licenziamento? A duro prezzo, la sinistra inglese sta imparando che oggi non esiste nessun legame diretto o automatico fra miseria, disoccupazione e emarginazione da una parte, un voto laburista dall ’ altra. La reazione a queste situazioni, in termini individuali, può prendere molte forme: nell ’ apatia o nel qualunqui smo, in un voto nazionalista (in Scozia o Galles o l ’ Irlanda del nord), oppure in quella forma di protesta indifferenziata che è un voto liberale. Per pren dere soltanto due categorie particolarmente colpite dalla realtà economica attuale, gli immigrati e i giovani, è più che evidente che il Partito laburista, come tutti gli altri peraltro, considera i primi una specie di terra di nessuno, politicamente, alla quale basta dedicare le rituali promesse sull ’ uguaglianza dei diritti e delle opportunità. Per i giovani intanto, mentre Foot ha ammes so in privato ad una delegazione americana capeggiata da Ralph Nader che il partito praticamente non possiede una politica per reclutare nuove leve gio vanili, le indagini dei sociologhi ed altri confermano il cinismo e l ’ ostilità ge neralizzate di gran parte delle nuove generazioni davanti alle scelte offerte dall ’ attuale sistema politico 4 . Dove la disoccupazione è un fenomeno di massa, la situazione è sicuramente diversa, e il Partito dipende in modo or mai totale dalle sue roccaforti in Galles, nella Scozia e in parte dei Midlands dove la de-industrializzazione è stata più radicale. Ma ciò lascia fuori gran parte dell ’ Inghilterra dove sta la massa dell ’ elettorato: come la sig.a That- cher non ha mai dimenticato per un attimo: 13% di disoccupazione lascia sempre 87% più o meno occupati, e loro — proprio come nel caso degli anni ’ 30 così spesso rievocati dai leader laburisti — se la sono cavata egregiamente in questi ultimi quattro anni di «crisi» 5 * . Ma molti osservatori politici e sociali puntano l ’ attenzione sui processi più profondi di cambiamento verificatosi nella società inglese negli ultimi 25 an ni per spiegare la continuità del declino laburista. Uno dei più esaurienti progetti di ricerca sociologica di questi anni ha scoperto, per esempio, che la mobilità sociale e la spinta all ’ uguaglianza è stata un ’ illusione. La mobilità c ’ è stata, ma come risultato del cambiamento della struttura occupazionale e l ’ ascesa del concetto di «meritocrazia», piuttosto che come prodotto delle po
4 M ichael B illig e R aymond C ochrane , Lost Generation, in «New Socialisti», Nov./Dic., 1982. 5 Cfr. D avid D onnison , New Times, New Po litics, in «New Society», 2/10/80.
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