Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mercato per ordine del governo e mezzo milione sono state già acquistate da parte dei propri inquilini. La sinistra laburista tende a deplorare il consumi smo e la ricerca di standards di vita sempre più alta come «quei mali che han no distrutto i muscoli della nostra cultura politica», ma il sociologo Halsey insiste: fra l ’ ascesa dei redditi e la persistenza delle disuguaglianze è indub biamente il primo che ha avuto il maggiore impatto sugli atteggiamenti po litici popolari 9 . Ormai è matura la questione della storia politica della cresci ta economica, e non solo per l ’ Inghilterra. È nella luce di queste considerazioni che l ’ ascesa della sinistra del Partito laburista e il protagonismo del suo leader Tony Benn assume tutto il suo si gnificato paradossale. Negli anni ’ 70 la sinistra ha dominato le conferenze annuali del partito e il National Executive Committee (NEC; una specie di Comitato centrale del partito); ha spinto il suo vecchio porta-bandiera Mi chael Foot al posto di comando generale, ha portato avanti nel 1981-82 una asprissima e disastrosa campagna per togliere alla destra il posto — larga mente simbolico — del vice leader del partito. Il suo «trionfo» è stata la ri strutturazione del sistema di potere all ’ interno del partito attraverso il famo so «collegio elettorale», in cui i sindacati avranno la parte più grande — 40% — dei voti in ogni elezione futura per il leader del partito (i deputati laburi sti avranno 30%, le sezioni 30% ; va notato che i sindacati più grandi e po tenti, ma anche i più conservatori, avevano votato contro un ’ alternativa che dava loro tante responsabilità 10 . L ’ innovazione portata da questo collegio elettorale è stata la causa immediata della scissione dei «socialdemocratici» della destra del partito nel gennaio, 1981. Molte delle cause attribuite dai mass-media e dagli avversari all ’ intero par tito erano infatti obiettivi della sinistra: il «disarmo unilaterale», le naziona lizzazioni delle grandi industrie e delle principali istituzioni finanziarie, il protezionismo economico ecc. Con la sua esaltazione del potere e del ruolo «democratico» dei sindacati, con la sua difesa ad oltranza delle industrie tra dizionali come le miniere di carbone e l ’ acciaio, con la diffidenza verso ogni impegno sovra-nazionale, la sinistra ha sicuramente fornito una serie di obiettivi per il partito e preoccupazioni per i suoi leader che hanno condizio nato l ’ attività politica del laburismo nel suo insieme, e indebolito la sua pre senza su quei fronti dove la Thatcher stava portando avanti la sua battaglia con particolare slancio 11 * . Soprattutto la sinistra — particolarmente forte nelle sezioni — ha impo sto la sua visione di cos ’ era l ’ attivismo politico: aggressivo, classista, operai sta, fatto dai «puri» che avevano letto i libri e visto di nuovo la strada per marciare attraverso le istituzioni (a cominciare dal partito stesso). Con la sua «etica dello straccio», l ’ esaltazione del lavoro manuale e dei presunti stili di vita operai, la voglia di ricominciare la lotta di classe «muro contro muro» e il suo disprezzo per ogni riformismo mediatore o migliorista, spesso si sentiva no in Inghilterra in questi anni gli echi di battaglie già combattute, superate e dimenticate altrove all ’ inizio degli anni ’ 70. Se la crisi e la radicalizzazione conseguente di tutta la lotta politica in Gran Bretagna ha indubbiamente
10 Cfr. l ’ Appendix a D. KAVANAGH, Represen tation in thè Labour Party , in D. Kanavagh, op. cit. , pp. 220-21. 11 Cfr. P eter JENKINS, Thè New Labour, courte- sy thè TUC, in «Thè Guardian Weekly», 10/10/82.
9 II dibattito su questi problemi e il rapporto fra cambiamenti sociali e evoluzione politica del paese è analizzato in Phillip Daniels. Per un punto di vista della sinistra laburista, F red I n - GLIS, Stamina and Labour, in «New Socialist», July/August 1983.
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