Problemi della transizione 1983
Il labour party
perse, soprattutto dopo l ’ intervento del Fondo monetario internazionale del 1975 e la deflazione da loro imposta 29 . La libera trattazione salariale — alta mente decentralizzata — a quel punto diventò la giungla degli scioperi sel vaggi dell ’ inverno 1978-79, con ogni categoria e sub-categoria determinata a salvaguardare il proprio potere di acquisto e collocazione nella graduatoria dei salari relativi, a costo di qualunque forma di lotta, prima che la nave af fondasse del tutto. Tutto ciò ha spinto alcuni osservatori a ritornare ad alcuni dei dibattiti dell ’ epoca della Seconda guerra prò e contro il concetto di «piena occupazio ne». L ’ ammonimento di Beveridge a proposito della necessità di regolamen tare in qualche modo la dinamica salariale in funzione della piena occupa zione è stato più volte rievocato ultimamente. Ma i più scettici vanno oltre, rispolverando un noto articolo del 1943 di Michael Kalecki, l ’ economista marxista polacco allora residente a Oxford, intitolato «Politicai Aspects of Full Employment» 30 . L ’ analisi di base di Kalecki è molto semplice: la piena occupazione mantenuta oltre il breve termine risulterebbe in una tale ridi stribuzione di potere e forza contrattuale, dentro il mercato del lavoro, a fa vore della classe operaia che nessuna classe dirigente capitalista potrebbe alla lunga tollerare. Sicuramente il padronato inglese ha insistito a gran voce dal la fine degli anni ’ 60 in poi che in 25 anni di piena occupazione l ’ industria inglese avrebbe perso più competitività che non qualunque altra nazione in dustriale nella storia, con le ricorrenti crisi della sterlina che è l ’ indice della mancanza di «fiducia» dei mercati finanziari internazionali nel capitalismo inglese 31 . Prima con Heath, che da questo punto di vista non ha avuto pur troppo il coraggio di andare fino in fondo, poi con la Thatcher, si è tentato di ripristinare le regole di base del sistema — quelli della domanda e dell ’ of ferta nel mercato di lavoro. E anche per questo che si parla tanto della con quista della Thatcher in termini di «aspettative»: abbassare le aspettative dell ’ elettorato e dei lavoratori in particolare sarebbe il modo più diretto e duraturo per ridare «fiducia» ai circoli finanziari di Londra, Wall Street ecc. Ma mettere le cose nei termini di Kalecki, per quanto essi possono essere convincenti sul punto storico ed economico, non è un grande aiuto per un partito come quello laburista. A parte i dubbi sulla possibilità di ricostruire qualunque forma di piena occupazione come comunemente inteso all ’ inizio dell ’ epoca post-industriale 32 , una lotta secondo la logica di Kalecki impli cherebbe uno scontro totale attorno alla questione della ridistribuzione glo bale della ricchezza del paese in tutte le sue forme. Una tale battaglia il la burismo non ha mai voluto, né ha la capacità di combattere, né potrebbe ap pellarsi ad un ’ alleanza di forze nel paese interessata a combatterla. Il laburi
29 È questo uno dei punti di partenza fonda mentali, nella visione economica di Tony Benn; cfr. intervista con Benn, «Thè Guardian Week- ly», 13/3/83. 30 Ristampato in M. KALECKI, Thè Last Phase in thè Transformation of Capitalismi New York, 1972. 31 Fra le molte possibilità di scelta: P. WOR- STHORNE, New Lads on Top in R. Emmett Tyrell jr. (ed.), Thè Future that doesn't work: Social Democracy ’ s failure in Britain, New York, 1978; S amuel B rittan , Thè Economie Contradictions , in A. King (ed.), Why is Britain Becoming Har
derto Governi, London, 1976. 32 Cfr. P. JENKINS, M.aking short work of unem- ployment, «Thè Guardian Weekly», 1/5/83.
41
Made with FlippingBook Ebook Creator