Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Un esempio: centralizzazione e integrazione verticale 1.5. La massima centralizzazione interna alle associazioni è una premessa indispensabile delle «conversazioni al vertice» e della «diplomazia segreta» della WSP, ma anche di ogni altra forma di cooperazione economica genera le delle associazioni. Essa garantisce che tutte le organizzazioni parlino con un ’ unica «voce» legittimata e che né la formazione del consenso, né la lealtà verso i compromessi raggiunti diventino troppo difficili. Se democrazia si gnifica vicinanza alla base e controllo decentrato, la WSP è a malapena de- mocratizzabile: essa inclina piuttosto al «centralismo della cooperazione so ciale» nelle associazioni. 1.5.1 Anche laddove il centralismo non è ancora formalmente consolida to come nelPÓGB, la partecipazione alla politica economica generale crea nuovi poteri decisionali per i vertici delle organizzazioni o rafforza tendenze centralizzatrici latenti, soprattutto nelle associazioni imprenditoriali. Così, trattative su prezzi e salari non possono neppure essere cominciate senza l ’ approvazione dei vertici della controparte presenti nella PKPL. 1.5.2 L ’ accettazione di questo centralismo nelle associazioni, rimasto in superato nel mondo, non è spiegabile solo attraverso la cultura politica, le ideologie o il carattere sociale («mentalità da suddito», «fiducia nella auto rità»), ma si basa su una serie di misure strutturali: la centralizzazione viene condotta in forma decentrata; viene ovunque fondata mediante l ’ egemonia politica, per cui nelle associazioni avversarie di volta in volta dominano fra zioni contrarie fra loro, e puntellano la disciplina dell ’ organizzazione con la «lealtà di schieramento»; la centralizzazione infine prosegue nelle istituzioni inter-associative. 1.5.2.1 11 centralismo mediante decentralizzazione nell ’ ÓGB frena la re sistenza dei sindacati di categoria come anche le esigenze eccessive della cen trale. Il suo ruolo dirigente viene mantenuto attraverso cooptazioni dosate e rappresentanze e non logorato, in modo «inflazionistico» per mezzo di co stanti interventi. L ’ incasso decentrato dei contributi, il reclutamento del personale o l ’ auto nomia tariffaria dei sindacati di categoria, li fanno operare in modo comple tamente autonomo, con notevole aggravio di contributi e con il riconosci mento del primato strategico della centrale — che d ’ altra parte è essa stessa composta da rappresentanti dei sindacati di categoria controllati, dimodoché l ’ estrema centralizzazione può essere vissuta come autocontrollo razionale democratico e organizzativo. 1.6 La mediazione cooperativa degli interessi ha bisogno di una graduale integrazione verticale dei suoi diversi livelli in politiche associative sempre più unitarie e trattabili. I rapporti sul posto di lavoro, a livello di ditta o di settore, devono rimanere subordinati ai rapporti economici generali nell ’ in dustria. Tuttavia l ’ integrazione gerarchica non implica affatto subordinazio ne formale o smantellamento di strutture autonome di base, ma l ’ utilizza zione della loro autonomia relativa per la contestuale neutralizzazione del loro potenziale di disturbo. Questa funzionalizzazione degli organismi col legati all ’ azienda per mezzo di disposizioni sovraaziendali emerge chiara mente con l ’ incorporazione dei consigli di azienda e dei rappresentanti del personale nelle grandi organizzazioni del movimento operaio. Lo statuto dei lavoratori regola dettagliatamente, sul piano aziendale, i rapporti di lavoro secondo espliciti principi di cooperazione e stabilisce le priorità delle decisio

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