Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
1.7.2 La modernizzazione organizzativa del sistema associativo si accom pagna, in secondo luogo, ad una professionalizzazione delle associazioni di interesse. Con ciò, vengono integrate nella politica d ’ associazione perizia scientifica e razionalità professionale, viene stabilita una collaborazione per manente fra specialisti e funzionari politici, creati nuovi ruoli e modelli di carriera — come quella dell'«esperto politico»; — la legittimazione democratico-plebiscitaria delle rappresentanze degli interessi viene fondata su una legittimazione tecnocratica. La stessa intellighenzia dell ’ associazione diventa catalizzatore e agente politico della razionalità strumentale ed economico- generale del sistema. Nella WSP la politica d ’ associazione di venta più sagace ma anche più contorta e difficilmente comprensibile. 1.8 Razionalizzazione delle associazioni significa economizzazione della organizzazione e dell ’ amministrazione, ma anzitutto funzione ideologica («educativa») relativa a nuove formulazioni di obiettivi «razionali» e politico sociali, di priorità, dello stabilire nuove misure di legittimazione, di inter pretazione del mondo e di realizzazioni politico-economiche, dei modi di condurre una trattativa etc.; tutto ciò per mezzo della nuova classe dell'in tellighenzia tecno-corporatistica dell ’ associazione. 1.8.1 La costruzione di istituzioni cooperative e autonome del tipo del Comitato per l ’ economia e della PKPL, nelle quali viene integrata compe tenza scientifica, serve alla autocostituzione della nuova classe di tecnocrati, manager ed esperti e trova in essi il più deciso sostenitore e il motore dell ’ ul teriore costruzione di istituzioni cooperative. I loro interessi di status e di po tere accelerano il processo di «oggettivazione» e di «scienticifizzazione» dei processi politici di decisione e pianificazione. Alcuni principi della cooperazione 2. Le associazioni di interesse collaborano secondo una serie di regole del gioco, fra le quali quella della doppia parità, della volontarietà, e del comu ne accordo sono le più note. 2.1 La doppia parità deriva storicamente, in Austria, dalla proporzionale, ma è un caso limite ben definito dal principio di proporzionalità. Anzitutto però la parità è l ’ esatto controprincipio del pluralismo per il quale viene spesso spacciata e confusa. Infatti l ’ autoamministrazione autonoma e parite tica per mezzo di associazioni economiche non ha nulla a che fare con un si stema «monopolistico di stato», qualsiasi cosa si possa pensare che esso sia. 2.1.1 La parità in quanto costruzione di equilibri porta a lungo andare ad un ’ equiparazione dei rapporti di forza fra capitale e lavoro, fin dove è possi bile, — cioè solo nel quadro delle decisioni sovraaziendali. Mentre rafforza va le organizzazioni dei lavoratori più deboli, a causa dei condizionamenti del sistema, la cooperazione e la sua estensione dovevano sempre essere im poste contro la tenace resistenza da parte degli imprenditori. La WSP riduce gli squilibri senza che questo adattamento del potere crei un equilibrio delle forze stabile e duraturo. 2.1.1.1 La parità, come anche altri principi cooperativi, spinge verso una generalizzazione dei suoi ambiti di validità, verso la cogestione paritetica nelle aziende, per ora. La cooperazione non si può a lungo andare limitare solo alla politica economica generale, mentre sul piano aziendale alla fine governano (quasi) solo le direzioni d ’ impresa.
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