Problemi della transizione 1983
Sull ’ esperienza austriaca
La parità è un principio di cooperazione dinamico, perché trasforma, sen za poterli eliminare, i conflitti di classe nella contrapposizione relativa ai le gittimi ambiti di validità di questa regola del gioco. 2.1.2 Una lotta del genere per le concrete condizioni della «partecipazio ne» mostra i limiti di fondo della cooperazione nelle società capitalistiche: benché regole del gioco, come la parità, debbano essere generalmente rico nosciute, le norme della politica cooperativa delle associazioni non si posso no affatto sviluppare solo attraverso la cooperazione. Il conteso ambito di va lidità della parità chiarisce che la cooperazione stessa è e rimane conflittuale. «Cooperazione sociale» e «lotta di classe» 3. Aggiunta: La WSP dunque non rappresenta alcun «contro-principio» al conflitto di classe, ma la sua trasformazione in una lotta permanente di posizione da parte delle associazioni di interesse per vantaggi d'organizza zione all'interno del sistema istituzionale. Modo e ambito di validità di re gole istituzionali quali la parità e la concordanza, secondo le quali devono essere definiti i contrasti di interesse, diventano con ciò essi stessi oggetto di contesa di interessi antagonistici. La WSP non «istituzionalizza» semplice- mente la lotta di classe, ma sposta i conflitti di classe in conflitti sulle regole del gioco della soluzione dei conflitti stessi. 3.1 La normale lotta delle associazioni per la distribuzione di concessioni economiche ai propri aderenti secondo regole del gioco concordate, va di stinta dalla contrapposizione politica sulla regolamentazione delle richieste «ammesse», delle forme di affermazione, e del loro ambito di validità, cioè della lotta di potere dei partners sociali. La prima rappresenta la routine quotidiana delle WSP, la seconda rappresenta quella «lotta di classe subli mata» che talvolta viene valutata come la prima. 3.1.1 La WSP è cooperazione politico-economica, lotta per la distribuzio ne e conflitto di classe sulle condizioni della sua regolamentazione; collabo- razione e conflitto di distribuzione sempre, lotta di potere e di classe talvol ta. La WSP diventa conflitto sulla regolamentazione dei conflitti solo quan do i suoi risultati o le sue procedure non corrispondono più a strutture socia li/costellazioni di forze cambiate. Simili collisioni nascono a poco a poco e vengono vissute come crisi della WSP. Nei periodi intermedi, le associazioni tendono a far sedimentare i conflitti politici per le forme di collaborazione in compromessi relativamente durevoli, a fissare i fronti e i rapporti di forza da ti e un ambito di competenza comune il più possibile esclusivo ed essenzial mente incontestabile. La politica viene così compressa a favore di una cartel- lizzazione tecnocratica. Questo «consolidamento dello status quo» è sì caso normale e «doppio-asse» (Bias) incorporato nella WSP, ma non ne rappre senta un carattere essenziale, ciò che è sempre oggetto di critica. La disten sione fra le parti sociali e la coesistenza pacifica fra i blocchi di potere associa tivo del lavoro e del capitale si basano su un equilibrio costante e bisognoso di adattamenti: come tale, precario e temporaneo. 3.2 La lotta discontinua perla «partecipazione» , come nella preistoria del la PKPL, resta attualizzabile fino a quando gli antagonisti hanno, in ultima analisi, rappresentazioni diverse di una «onesta» divisione del potere, della «parità dei diritti» e della «giustizia». Come nella corsa agli armamenti e nei tentativi di controllo del disarmo sul piano internazionale, gli squilibri che
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