Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

minacciano la distensione nascono da giudizi diversi su situazioni, giudizi che, ancora, esprimono obiettivi a lungo termine diversi: la stessa identica costellazione può essere percepita da una parte come compromesso ragione vole, dall ’ altra, invece, come insopportabile squilibrio. Sotto la norma gene rale della parità il conflitto di classe viene trasformato in una lotta su quale idea di un ambito adeguato di validità del principio deve valere, e cioè su quale concezione dell'equilibrio. 3.3 La contrapposizione stretta fra «cooperazione sociale» e «lotta di clas se» è dunque, teoricamente, un non senso. Ma appartiene ai segreti del suc cesso della WSP il fatto che questa contrapposizione priva di senso sia così plausibile ed efficace, come effettivamente è, per quanto riguarda la legitti mazione. 3.3.1 Ne consegue come imperativo strategico per tutte le associazioni di interesse: la «lotta di classe» può essere condotta con successo solo in quanto «difesa» o «costruzione» della «cooperazione sociale». La questione non è se ci sarà, ma quale WSP ci sarà, indipendentemente da come sarà etichettata la cooperazione. 3.4 Questa messa in evidenza della «cooperazione sociale» significa però anche riconoscimento di un certo «equilibrio delle forze di classe» che rende «non profittevoli le lotte di classe». La WSP nasce in simili situazioni di pa rità e trasforma conflitti di classe permanenti da lotta di sopravvivenza per la vittoria o la sconfitta, in una lotta di posizione senza fine per la parità dei di ritti/situazione di predominio all ’ interno del sistema della WSP. Se dunque non può esserci mai un ’ ultima battaglia, ma sempre solo una prossima bat taglia, risulta evidente l ’ ampliamento della cooperazione per minimizzare la lotta sui principi della cooperazione. Questa è la dinamica propria della re golazione cooperativa dei conflitti. Ulteriori regole del gioco della collaborazione fra associazioni 2.2 L ’ unanimità o concordanza come principio di decisione appartiene alle più importanti regole di cooperazione della PKPL e della WSP. Il reci proco diritto di veto assicura un minimo di consenso e la difesa dal predomi nio di una parte; rende impossibili le resistenze successive alle decisioni prese all ’ unanimità e contro di esse; non permette ad alcun governo di non tener conto di raccomandazioni unanimi delle grosse associazioni di interesse o di far passare misure di fronte alla loro opposizione comune, porta quindi il potere combinato delle associazioni ad una forza incomparabile, e contem poraneamente limita le questioni sulle quali in generale è possibile il con senso; tende all ’ espansione, cosicché il decidere all ’ unanimità diventa regola anche là dove non è affatto regola vincolante; facilita la cooperazione, para dossalmente, proprio attraverso il renderla più difficile. Mentre aumenta i costi della ricerca del consenso e quelli di un conflitto, crea una spinta alla unificazione e rafforza i compromessi raggiunti. Contrariamente al sistema di trattative liberal-pluralistico, l ’ internalizzazione dell ’ opposizione avvicina Luna all ’ altra la razionalità della singola associazione e quella del sistema collettivo; poiché può impedire con maggiore facilità le deliberazioni, il principio di concordanza impedisce a tutti i partecipanti di sfruttarlo in mo do irresponsabile e crea un interesse razionale per i compromessi.

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