Problemi della transizione 1983
Sull ’ esperienza austriaca
2.2.1 Per quanto conceda a minoranze privilegiate un potere di veto asso luto, il principio di concordanza non può perpetuare, come gli viene spesso rimproverato, lo status quo. Quando cioè sono raggiunti definitivamente i confini fondamentali del compromesso, anche l ’ ambito di validità di questo principio di cooperazione deve essere nuovamente concordato, forse conteso, per evitare costosi ostacoli all ’ ulteriore collaborazione. 2.3 Un ’ indispensabile regola della regolazione cooperativa dei conflitti è la sua indeterminatezza (indeterminacy): la regola non scritta di mantenere ambigue, revocabili, non scritte le regole della cooperazione , di fissare gra dualmente la collaborazione. La sottodeterminazione formale produce inve ce una sovradeterminazione informale della cooperazione e vincola le asso ciazioni al suo proseguimento in una misura che non sarebbe mai possibile raggiungere per mezzo di un obbligo formale o di patti scritti. 2.3.1 La WSP può essere solo volontaria, senza costrizione giuridica o sta tale. La volontarietà diventa naturalmente spinta alla cooperazione più effi cace di ogni sanzione formale col costruire, con crediti di fiducia moralmente vincolanti, affidabilità e credibilità che danno prestigio e, £on i rapporti per sonali, l ’ illusione della revocabilità delle concessioni e qùindi reciproco im pegno e fiducia in una maggiore disponibilità a cedere. La volontarietà man tiene aperta la possibilità di andarsene, come minaccia potenziale e sanzione atte a salvaguardare l ’ immagine; tuttavia, quanto più lunga è la collabora zione, tanto più diventa priva di alternative, tanto più costosa e inverosimile diventa la sua disdetta. 2.3.2 II carattere non formale non era, nella WSP, in alcun modo osserva bile fin dall ’ inizio, ma per ironia della sorte esso fu, per così dire, imposto dalle obiezioni di carattere costituzionale avanzate, contro il Direttorio eco nomico del governo federale, organo precedente alla PKPL e stabilito, for malmente, per legge. La graduale in formalizzazione della collaborazione può, con formulazione esagerata, essere spiegata da un processo di ricerca delle associazioni di interessi, alla fine coronato dal successo, di erigere la lo ro collaborazione,contro tutte le resistenze dei giuristi, al di fuori delle com petenze costituzionalmente previste, ma in modo giuridicamente inattacca bile. Da allora, ogni tentativo di «legalizzazione» fu con successo respinto all ’ unisono in quanto attacco ai fondamenti della WSP. 2.3.3 L'ambiguità istituzionale della WSP / PKPL è una inesauribile fonte della loro inconfutabilità e del loro aumento di potere. Esso risulta dalla in formalità e dalla interdipendenza: accumulo di funzioni, intrecci di ruoli, cessioni di competenze, spostamenti di confine e altri meccanismi organizza tivi di controllo. Quanto più gli organi della collaborazione sono insufficien ti e privi di forma, tanto più possono definire da soli, con gli esperti che ad essi fanno capo, attribuzioni che hanno efficacia pubblica. Anche queste ot timali «zone grigie» e «istituzioni ombra» non sono state progettate a tavoli no come disegno organizzativo, ma sono state sviluppate a poco a poco da una costante sperimentazione, con arrangements istituzionali: dalla «Com missione centrale per i salari» e dalla «Commissione per l ’ economia» attraver so il «Direttorio per l ’ economia» fino alla costruzione e trasformazione inin terrotta della «Commissione paritetica». Ciò ha straordinariamente acuito l ’ attenzione dei vertici delle associazioni per utilizzare tatticamente l ’ incer tezza dei confini. «.Principi di indeterminazione» istituzionali non furono creati in modo finalizzato, ma sfruttati abilmente una volta che erano stati stabiliti. Confini, e dunque responsabilità, vengono posti là dove se ne può
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