Problemi della transizione 1983

Crisi dello stato sociale

d) Più in generale vi è il bisogno di perseguire nuovi valori post-mate rialistici, quelli cioè che vanno al di là dei consumi materiali, della sicurez za economica, dell ’ utilità strumentale, per esprimersi nel perseguimento di rapporti umani più intimi, faccia-a-faccia, di espressività e solidarietà quo tidiana da cui far derivare — ma solo come prodotto indiretto — l ’ utilità e il sostegno materiale, il concreto aiuto che è tanto più adeguato quanto più è espressione di profondi convincimenti interiori e di un rapporto intersog gettivo pieno. Tutti questi bisogni, per essere affrontati in modo corretto e non distorto, richiedono una ricomposizione delle relazioni intersoggettive e dei rapporti strutturali, ivi inclusi quelli materiali, che si inscrive in un nuovo stile di vita, in una nuova qualità del vivere sociale. Si tratta di un compito che lo stato, quale che sia, anche nelle sue varie ar ticolazioni periferiche, non può non soltanto risolvere ma neppure affronta re, perché l ’ esperienza e l ’ individuazione di tali bisogni appartengono ai mondi vitali. Si pensi alla socializzazione dell ’ infanzia al di fuori delle tradizionali isti tuzioni assistenziali e scolastiche. Si pensi alle esigenze di formazione, edu cazione, istruzione — per ogni età e per ogni categoria professionale — al di là dei servizi e canali pubblici offerti dallo stato. Si pensi al patrimonio dei beni storici e culturali. Si pensi ai bisogni connessi con la protezione dell ’ ambiente, il disinquinamento, la promozione di spazi verdi, e così via. Si pensi alle esigenze di una protezione civile più vicina, e perciò più aderen te e rapida, per rispetto alle esigenze delle singole comunità locali. Ma so prattutto si pensi allo sconfinato panorama dei bisogni in campo socio sanitario: dall ’ enorme area dei bisogni afferenti al consultorio familiare, ai problemi quotidiani degli anziani, degli handicappati, dei tossicodipenden ti, dei malati mentali e delle loro famiglie, delle persone disadattate, dei de viami, di chi ha contratto malattie croniche o vizi cronici da cui vuole uscire (per es. gli alcoolizzati), per non menzionare lo sconfinato campo della tute la dell ’ infanzia da ogni abuso, maltrattamento, sfruttamento. L ’ elenco potrebbe continuare ancora per molto. Ciò che è comune a tutti questi bisogni è un insieme di caratteristiche tra le quali spiccano in primo luogo le seguenti: 1) questi bisogni richiedono risposte di «piena attenzione» al caso singolo; 2) sono spesso imprevedibili o scarsamente programmabili; 3) non possono essere raggiunti né soddisfatti attraverso servizi sociali universalistici, né attraverso misure monetarie o altri strumenti indiretti. Dove e come si soddisfano attualmente questi bisogni? Se dovessimo analizzarli uno ad uno vedremmo che in parte essi possono essere implementati dal W.S. (in quanto infrastruttura di servizi pubblici di base garantiti) e in parte, una parte che a volte diventa assai cospicua e signi ficativa, necessariamente al di fuori di quest ’ ultimo. Non si tratta qui, in nessun modo, di mettere in opposizione il pubblico a ciò che pubblico non è. Si deve invece riconoscere la loro intima compenetra zione, interdipendenza e convergenza simultanea su comuni obiettivi. Per verificare questa asserzione basterebbe analizzare il quadro dei bisogni appe na menzionati nelle loro singole dimensioni. Ma il compito eccede di molto i limiti di questo contributo. In ogni caso resta che il W.S. non può soddisfare da solo vecchi e nuovi bi sogni che hanno a che fare con quella che siamo soliti chiamare una nuova

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