Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
qualità di vita. E ciò non solo, o non tanto, perché lo stato sia scarsamente efficiente, efficace, e così via, ma perché si tratta di obiettivi che non appar tengono alla sfera di azione dello stato, ossia non sono raggiungibili sulla ba se delle sue strutture normative, politiche, costituzionali 11 * * . Soprattutto i nuovi bisogni qualitativi sfuggono alle basi e ai meccanismi istituzionali del W.S., al di là della pur irrinunciabile piattaforma di provvedimenti e servizi di carattere materiale per tutti. Non bisogna quindi confondere ciò che è la necessaria e doverosa riorga nizzazione dello stato per rendere più efficace / efficiente il perseguimento dei suoi propri obiettivi, con i limiti intrinseci di quel sistema di azione pubblico-collettiva che è il W.S. E ciò prima e ancora fuori del discorso sulla crisi economica e fiscale del W.S. e delle attuali istanze, spesso mal poste o mistificanti, di tagli ai bilanci pubblici e alle spese sociali. Il volontariato che si innesta sui nuovi bisogni può essere giustificato con una pluralità di motivazioni che possono essere ricondotte a due tipi di spie gazioni distinte (non però separate). (I) Il volontariato come movimento innovativo o anticipatore, però di ti po residuale. In questo caso il volontariato risponde alla crescita di esigenze, soprattutto qualitative, per la fruizione di beni e servizi collettivi in presenza di prestazioni assenti o insufficienti, nella quantità e/o qualità, da parte dell ’ ente pubblico e/o del mercato; si enfatizza l ’ aspetto anche di protesta nei confronti dello stato, sempre però in termini tali che presuppongono un successivo riassorbimento di questi bisogni da parte dello stato o del merca to. (II) Il volontariato come forma alternativa di riduzione della complessità (specie allorquando complessità diventa sinonimo di anomia, alienazione, rischio elevato di patologie di ogni tipo). In questo caso il volontariato assu me la funzione di riduzione più pronta, attenta ed efficace delle contingen ze legate al crescere della complessità (intesa qui come situazioni di rischio, disastri, eventi patologici collettivi di ogni genere, ecc.). Sotto questo aspet to il volontariato non si identifica più solo con l ’ effervescenza spontanea, la protesta, il modo nuovo di esprimere una nuova qualità di vita e così via, ma è esso stesso un modo alternativo di vita, ovvero un modo autonomo — cul turale e strutturale allo stesso tempo — di rispondere a contingenze che re stano permanentemente imprevedibili o non soddisfacibili da parte dello stato e del mercato (se non a costi troppo elevati, che cioè superano determi nate soglie di tolleranza sia per lo stato che, in altri modi, per il mercato). Ci sono quindi aspetti-funzioni contingenti o ciclici (o congiunturali, comprensibili entro la teoria delle sinusoidi di B. Weisbrod), ma anche aspetti-funzioni non contingenti, di natura strutturale, che sono un «volon tariato» (tutto da specificare) può ricoprire, laddove non si tratta di migliora re la qualità o quantità di beni e servizi in attesa che tali prestazioni vengano assunte dallo stato o dal mercato, ma là dove entrambi questi attori non pos sono arrivare per la loro stessa natura funzionale e modo di operare. Va riba dito che l ’ analisi articolata di questi aspetti, specie sul piano empirico, è tut
11 Queste strutture infatti, possono tutt ’ al più rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana (art. 2 della Costi tuzione repubblicana), ma non possono positiva mente indicarne i contenuti.
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