Problemi della transizione 1983

Teoria della sfera pubblica

Essa offre riconoscibilità alla «collettività identificante» insidiata dalla mi naccia di un irreparabile sdoppiamento, sorregge lo stato-nazione deter minando l ’ orientamento dei singoli nazionalismi 52 . La sfera pubblica consente alla relazione tra stato e mercato (e tra rivolu zione industriale e rivoluzione nazionale) di costituirsi in comunità perché dà vita ad una dimensione pubblica che non si identifica con lo stato ma che è diretta emanazione della società civile^. La precarietà della comunità crea ta dalla borghesia è quindi la stessa precarietà della sfera pubblica. Da questi rapidissimi cenni emerge con una qualche superiore chiarezza una ipotesi di struttura della «collettività identificante» delle società borghesi-liberali. Essa si trova dislocata su una dimensione privato-pubblica ed è costituita da una relazione tra «ovvietà culturali», sfera pubblica e stag nazione. L ’ equilibrio liberale si regge su questo «retrobottega» ignorato e sottovalutato. La sfera pubblica è così il supporto della «governabilità» liberale; essa è «ri duzione di complessità» nel doppio senso di ponte tra il privato ed il pubbli co, di rimedio intersoggettivo alla radicale insicurezza dell ’ individuo- monade e di filtro politico-sociale che evita un sovraccarico di compiti al si stema politico-istituzionale. L ’ analisi comparata secondo questa ipotesi di formazione del «centro» (dei «centri») resta tutta da fare: essa richiederebbe un lavoro di ampie dimensio ni e la convergenza di diversi orientamenti disciplinari. Si può comunque dire che il sistema delle «collettività identificanti», o dei «centri», si disloca in epoca liberale tra due poli idealtipici, tra una sfera pub blica «reale» e una sfera pubblica «ideale». In realtà ogni stato-nazione è una diversa combinazione dei due tipi ed il «centro» risulta da un predominio di un tipo sull ’ altro. Mediazione «reale» — sempre precaria — e mediazione «ideale» convivono e si sovrappongono spesso. Dove prevale la sfera «reale», comunque, — ad esempio in Gran Bretagna — più salda è la struttura libe rale dello stato, un ’ identità collettiva implicita lascia via libera ad una mora lità intrinseca all ’ interesse, l ’ utilitarismo compone le proprie relazioni con il contrattualismo. Domina qui una forma di «comunità automatica»', il «lais- ser faire» assume l ’ apparenza di costruttore della comunità. Dove invece domina la sfera «ideale» — si può scegliere come esempio la Germania ma le varianti sono molteplici — il liberalismo è più debole, mag giore è la forza culturale della comunità tradizionale, un più marcato inter ventismo statale tende ad assumersi anche compiti di integrazione sociale. Dominano qui varie forme di «comunità ideologica». Sono, queste, le realtà nelle quali il successivo emergere della «questione

32 II nazionalismo, infatti, separato dalla sfera pubblica (dall ’ universalismo liberale), rimane un fenomeno oscuro. Cfr. E.J. HOBSBAWM, Rifles sioni sul nazionalismo, in E.J. HOBSBAWM, 1 ri - voluzionari, Torino, Einaudi, 1975, pp. 351-379; J. HABERMAS, Per la ricostruzione del materialismo storico, cit., pp. 74-99 e pp. 207-232. Il carattere più o meno «democratico» dei singoli nazionalismi dipende dal loro rappor to con la relazione tra «ovvietà culturali» e sfera pubblica. 33 Da questo punto di vista la dicotomia di Fer dinand Tònnies (cfr. F. TÒNNIES, Comunità e società. Milano, Ed. di Comunità, 1979 (l a ed.,

1963)) può essere considerata come prodotto teorico di una realtà di debole sfera pubblica. La relazione di comunità e società si trasforma in di cotomia per le deboli capacità della «società» di dare vita ad una percepibile comunità.

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