Problemi della transizione 1983

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

sociale» tenderà ad essere intessuto di conflitti più radicali ed a sfociare in statalismo autoritario.

3. Declino della «collettività identificante» liberale Quello qui presentato è solamente un abbozzo molto grossolano di un modello di comparazione che resta ovviamente tutto da costruire. Esso sembra comunque dimostrare una qualche superiore capacità di ana lisi della costituzione dei sistemi politici contemporanei che avviene attraver so rincontro del liberalismo (dei liberalismi) con la «questione sociale». Quest'ultima si trasforma infatti in «democrazia» attraverso modalità che ripercorrono le varianti dell ’ identità collettiva, in particolare attraverso la versione dominante della sfera pubblica. Rokkan ha individuato quattro «so glie» attraverso le quali è passata l ’ integrazione della «questione sociale» e quindi la formazione dei sistemi politici entro lo stato sociale 34 . Ebbene, il superamento delle soglie sembra proprio dipendere dalla sfera pubblica. Dove domina la sfera «reale», infatti, è più agevole l ’ integrazione del movi mento operaio entro la «comunità automatica»; il partito di massa è un partito-strumento, il sindacato un sindacato-associazione; delle due forme di corporativismo individuate da Philippe Schmitter 35 domina quello «sociale». Dove prevale la sfera «ideale», il conflitto tra borghesie nazionali e movi mento operaio ha invece un andamento sussultorio e spesso si confrontano opposti radicalismi. La «comunità ideologica» si riflette nei partiti di massa che tendono ad essere partiti-comunità, il sindacato è sindacato di classe. Il primo corporativismo in alcuni casi (Germania, Italia) è «statale» o autorita rio. D ’ altro canto lo stato sociale deve prendere in un qualche modo atto della crisi dell ’ armonia dualistica automatica e deve impegnarsi a comporre le re lazioni tra la politicizzazione crescente della società civile — entro la quale è la sfera amministrativa ad assumere la forma di soggetto 36 — ed un privati smo dominato dall ’ interesse ma sostenuto dalla persistenza delle diverse for me di «ovvietà culturali». Lo stato sociale si dispone quindi sull ’ asse pubblico-privato segnato dalle relazioni tra «ovvietà culturali», sfera pubblica e stato-nazione che avevano dato vita ai «centri» del liberalismo. La politica sociale, come ricerche recenti evidenziano con sempre maggiore chiarezza 37 , riceve il proprio equilibrio dal ruolo della famiglia e della donna e, in senso più ampio, dalla persisten za di forme di solidarismo comunitario che volutamente sfuggono alla conta

34 S. R okkan , op. cit., pp. 131-229. Le quattro soglie sono: legittimazione (riconoscimento poli tico), incorporazione (concessione diritti politi ci), rappresentanza (ingresso nelle assemblee elettive), potere esecutivo (influenza sul gover no); ibidem, p. 142. 35 P.C. S chmitter , Ancora il secolo del corpora tivismo?, in M. MARAFFI (a cura di), op. cit. , pp. 45-85. 36 P. B arcellona , Oltre lo stato sociale, Bari, De Donato, 1980, p. 92. 37 L. B albo , Stato di famiglia, Milano, Etas Li

bri, 1976; M. PACI, Onde lunghe nello sviluppo dei sistemi di welfare, in «Stato e Mercato» n. 6, dicembre 1982, pp. 345-400; J. A lber , Alcune cause e conseguenze della espansione della spesa per la sicurezza sociale in Europa occidentale 1949-1977, in «Stato e Mercato» n. 7, aprile 1983, pp. 89-137.

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