Problemi della transizione 1983

Teoria della sfera pubblica

bilità economica dello stato-nazione. Ma la polarizzazione privatismo-politicizzazione incrina l ’ equilibrio del la «collettività identificante» e ne appanna il nitore. Le «ovvietà culturali» so no sottoposte all ’ attacco della tecnicità della politica sociale; si disperde il lo ro rapporto con una sfera pubblica disarticolata in modo crescente dalla dila tazione della forbice pubblico-privato; il nazionalismo, inoltre, esce forte mente indebolito dalle guerre mondiali. I sistemi pluralistico-corporativi 38 si reggono allora sul mito dello svilup po, della crescita ininterrotta, sulla proiezione nell'interesse, nell'individua lismo del possesso, della domanda di riequilibrio dell'identità collettiva. Questa sembra del resto essere l ’ origine dell ’ evoluzione dei sistemi politico-partitici in senso «centripeto», dell ’ erosione delle discriminanti ideologiche, della sovrapposizione delle rispettive composizioni sociali, pro cessi abbondantemente analizzati, e in molti casi anche sopravvalutati, dalla politologia contemporanea 39 * * * * . La crisi del modello della crescita ininterrotta scuote alle radici questo pre sunto equilibrio. Tra i vari effetti della crisi degli anni ’ 70, quello cruciale consiste infatti nell'erosione definitiva della forma di «collettività identifi cante» propria del retaggio liberale. Questa e non altra è la effettiva «perdita del centro». L ’ arresto della crescita trova le «ovvietà culturali» in uno stato semicomato so. Il cemento culturale dell ’ autonomia della sfera intima e delle forme tra dizionali di comunità è sgretolato dall ’ espansione delle comunicazioni di massa, dagli effetti del consumismo e dalla progressiva chiusura privatistica della famiglia. La sfera pubblica tende a scomparire come mediazione di pubblico e pri vato; nel nuovo «trionfo del privato» sembra deteriorarsi irrimediabilmente una visione dell ’ identità come identità politica proprio mentre il «privato» perde la natura di sfera riconoscibile e rassicurante. La crisi definitiva dell ’ armonia dualistica trascina con sé le visioni riforma trici orientate sulla politicizzazione «democratica» della società civile. Assie me agli assetti neocorporativi nelle realtà ove il movimento operaio era riu scito a raggiungere il livello del governo, sono colpite anche le strategie che puntavano su forme più o meno «democratiche» di statalismo programmato- rio. Il fatto è che si va consumando una versione della «partecipazione» anco ra succube dell ’ armonia dualistica; essa risolve nella politica-come-soggetto l ’ antica pretesa della sfera pubblica di unire pubblico e privato, stato e so cietà civile. La crisi della sinistra ha come corrispettivo l ’ apparente vittoria della «co munità automatica». Sia la signora Thatcher che Reagan, mentre puntano sul retaggio — proprio della sfera pubblica «reale» — di credibilità del «lais- ser faire» come edificatore della comunità, in realtà si appoggiano su forme di nazionalismo «astratto» ed aggressivo e su una stimolazione di un sottobo sco di cultura conservatrice che ha quasi l ’ aspetto di un tentativo di ripristino forzoso di forme funzionali di «ovvietà culturali».

39 Cfr. SlVlNl (a cura di), Sociologia dei partiti. Bologna, Il Mulino, 1971; C. O ffe , L o stato nel capitalismo maturo. Milano, Etas Libri, 1977; C. O ffe , Democrazia partitica e stato assistenziale . in «Stato e Mercato» n. 3, dicembre 1981, pp. 483-499; cfr. anche D. B ell , op. cit.

38 Marco Maraffi vede giustamente una conti nuità tra pluralismo e corporativismo; cfr. M. MARAFFI, Introduzione a M. MARAFFI (a cura di), op. cit.. pp. 7-36. L ’ evoluzione si intensifica dopo la seconda guerra mondiale: cfr. L. PA NITCH, Sviluppo del corporativismo , in M. MA- raffi (a cura di), op. cit. , pp. 133-162.

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