Problemi della transizione 1983
Teoria della sfera pubblica
senza. Senza sopravvalutare i fenomeni in sé — pericolo sempre in agguato nelle generalizzazioni teoriche — è da chiedersi se essi non costituiscano una sorta di indicatore di un processo che stenta ad essere colto ed a trovare una sistemazione teorica e pratica: la crisi, cioè, delle autosufficienze speculari del mercato e dello stato, la crisi reale del paradigma dualistico della «gover nabilità» delle società liberali e post-liberali. La già citata critica di Luhmann al dualismo della tradizione «veteroeuro- pea» ignora volutamente questa tematica. Essa non elimina totalmente la problematica dell ’ identità: fa semplicemente scomparire ogni «collettività identificante» o quantomeno la riduce alle atmosfere rarefatte del sistema. Con Luhmann cioè, l ’ identità è irrimediabilmente dimidiata, è un ’ identità esistenzialistico-tecnocratica. La critica del dualismo perviene così ad un dua lismo radicale. Esso trova del resto consistente alimento da quanto, entro i processi della «terza rivoluzione industriale», sembra riproporre un rinnovato culto della tecnica e realizzare un ’ ulteriore desocializzazione della cultura 46 . Anche per questo la prospettiva indicata da Luhmann non va per nulla sottovalutata; essa vive già, del resto, in varie forme entro gli schieramenti teorico-politici che si vanno profilando: neoutilitarismo e «corporativismo morale», proprio perché aggiornano le diverse anime di una «collettività identificante» supera ta, sono entrambi esposti all ’ influenza di una nuova «tecnologia sociale». In opposizione a questa tendenza è da chiedersi se una effettiva critica del dualismo non debba proporsi di superare la rimozione della sfera pubblica operata dalla coscienza borghese-liberale . Non si tratta di operare una sorta di riesumazione. La sfera pubblica, oltre a vivere negli interstizi della coscienza borghese, fondava il proprio equili brio e la propria credibilità sulla stabile esclusione delle classi subalterne. Es sa era anche per questo prigioniera di una concezione della società come «se conda natura» che conferiva alle polarità del dualismo una intransigenza per fezionistica che è all ’ origine di tutte le successive «controversie dicotomiche» oltre che delle concezioni politiche 47 * * . L ’ affermazione di una nuova sfera pubblica ha allora bisogno di liberarsi di ogni perfezionismo e di legare a sé una politica rinnovata. Superando la critica monistica del dualismo, che è nella tradizione del
babilmente più sensato vederlo come problema aperto in termini di comunicazione critica: cfr. G. PASQUINO, Crisi dei partiti e governabilità, Bologna, Il Mulino, 1980. 45 M. P aci , op. cit. 46 G. RlCHERl, L'universo telematico, Bari, De Donato, 1982; C. RUFFOLO, Complessità e de mocrazia: il ruolo dell' in formazione , in «Critica Marxista» n. 5, settembre-dicembre 1980, pp. 11-39; G. VACCA, Informazione, sviluppo, de mocrazia, in «Critica Marxista» n. 4, luglio- agosto 1982, pp. 123-154; A. L efebure -M. RO- NAI, La rivoluzione informatica apre un fronte decisivo della guerra economica e industriale , in «Dossier di Le Monde diplomatique» n. 5, luglio 1980, pp. 5-49. 47 Sul perfezionismo della tradizione «veteroeu ropea» è particolarmente acuta la critica di Luh mann. Sulla società come «seconda natura» cfr.
Z. BAUMAN'N, Critica del senso comune, Roma, Editori Riuniti, 1982. Un riferimento molto at tuale per la critica dell ’ armonia dualistica è certa mente la teoria del post-moderno. La «legittima zione per paralogia» proposta da Jean Francois Lyotard oscilla però tra una indiretta logica siste mica e una possibile affinità con l ’ ipotesi di una nuova sfera pubblica: cfr. J.F. LYOTARD, La con dizione post-moderna, Milano, Feltrinelli, 1981.
95
Made with FlippingBook Ebook Creator