Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Brucke, Hermann von Helmholtz, Cari Ludwig), che già nel 1847 in un in contro a Berlino avevano posto le basi per la rivoluzione sperimentale nel campo della fisiologia. Il meccanicismo è del resto anche alla base del pro gramma di ricerca di Roux nel campo della embriologia, detto della Ent- wicklungsmechanik e della «concezione meccanicista della vita» teorizzata da Jacques Loeb al primo congresso internazionale dei monisti, svoltosi sotto questo titolo. La genetica nasce, come è noto, con Gregorio Mendel e con le sue profon de innovazioni metodologiche nello studio della ereditarietà. Queste inno vazioni metodologiche consistono sinteticamente nei seguenti punti: a) Analisi del comportamento ereditario di singoli caratteri presenti in natura sotto forme alternative chiaramente distinguibili (bianco-rosso, azzurro bruno, liscio-rugoso ecc.) invece dello studio dell ’ aspetto (fenotipo) com plessivo degli individui; b) Conteggio, in generazioni successive, degli indivi dui che presentano le forme alternative suddette; c) Elaborazione, sulla base di questi numeri, di leggi matematico-statistiche dell ’ ereditarietà estrapola- bili a tutti i caratteri. Alla base di questa impostazione di metodo stanno alcuni concetti inno vatori che si possono a loro volta così riassumere: a) I caratteri sono determi nati da elementi discreti presenti in forme alternative; b) Leggi statistiche governano l ’ assortimento casuale, di generazione in generazione, di queste forme; c) Ogni individuo è rigidamente determinato dalla somma degli ef fetti dei singoli geni; d) E quindi possibile «conoscere» integralmente l ’ indi viduo una volta che si conosca il comportamento delle parti (caratteri, geni) che lo compongono. Questa impostazione riduzionista e meccanicista, di grandissima importanza per la nascita e lo sviluppo della genetica, è stata se guita dopo Mendel fino alle sue estreme conseguenze ed ha raggiunto il suo massimo sviluppo verso la fine degli anni ’ 60. Se è vero infatti che il tutto (l ’ individuo nel suo complesso) è conoscibile dallo studio delle sue parti, sarà allora utile spingere l ’ analisi fino all ’ esame delle parti più semplici, negli or ganismi più semplici. Da qui la scoperta dei cromosomi come base materiale dell ’ ereditarietà e poi la analisi dei cromosomi nei loro componenti moleco lari e quindi la individuazione della molecola della vita, il DNA. Lo studio del funzionamento di questa molecola porta poi alla scoperta dell ’ esistenza di un codice, che viene «decifrato» e dimostrato uguale in tutti gli organismi viventi (universalità del codice). Si chiarisce cioè che l ’ informazione per i ca ratteri è scritta nel DNA, che si trasmette di generazione in generazione in un linguaggio che è lo stesso per tutti gli esseri viventi e viene tradotta in in formazione attuale (le proteine) con un meccanismo anch ’ esso apparente mente universale nelle sue grandi linee. A questo punto gli organismi ap paiono veramente, all ’ apice della ascesa del programma meccanico, come macchine dirette da un calcolatore in cui è inserito un nastro che porta le in formazioni ereditate dai genitori mediante una operazione di assortimento parzialmente casuale che ha luogo al momento della formazione dei gameti (spermio e ovulo). In questo ambito si specificano meglio alcune proprietà del materiale ereditario che, d ’ altra parte, non fanno che confermare concet ti espressi o sottintesi nel lavoro di Mendel e dei suoi primi seguaci all ’ inizio di questo secolo. Innanzitutto i geni sono fatti di materia e quindi sono com piutamente conoscibili attraverso l ’ analisi molecolare e, in particolare, attra verso lo studio deila sequenza secondo la quale sono disposte le «lettere» dell ’ alfabeto della vita (le basi azotate che insieme a zucchero e radicali fo
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