Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
eliminare le informazioni che si riproducono meno. Questa interpretazione, che pure non deriva alla sua origine da una scelta ideologica ma dalla estre mizzazione di alcuni dati della biologia molecolare e in genere dalla impo stazione meccanica, è stata invece largamente utilizzata a livello ideologico, come vedremo in seguito. Sul piano scientifico si può dire che anche se mo lecole di DNA a comportamento parzialmente «egoista» esistono veramente, i dati più recenti tendono invece a mettere sempre più in risalto l ’ importan za nella evoluzione delle caratteristiche dell ’ organismo nel suo complesso e delle sue interazioni con l ’ ambiente. Se questa di Orgel, Crick ed altri è la formulazione più estrema del pro gramma meccanico e sta già perdendo credito poco tempo dopo la sua enun ciazione, va detto che gran parte dei genetisti attuali, e la vasta maggioranza dei libri di testo in uso danno per scontati alcuni dei concetti presenti nella cosiddetta «nuova sintesi», tentativo di mediazione fra il mendelismo e il darwinismo, compiuto negli anni ’ 30-40 da S. Wright, J.B.S. Haldane, R.A. Fisher. Questa teoria vedeva il processo evolutivo come risultante fon damentalmente da una azione dell ’ ambiente sui singoli geni e non sugli or ganismi, rifiutando di fatto qualsiasi concetto che facesse intravedere proces si di interazione dialettica fra i geni e fra questi e l ’ ambiente esterno. Tanto che Waddington 2 * 4 così riassume con molta precisione le basi della teoria neo darwinista classica: «1) La variazione fra organismi individuali è dovuta a modifiche nelle unità discrete (geni) che non si mescolano (paradigma: geni individuali, in organismi individuali, Bateson Morgan). 2) L ’ evoluzione va considerata in termini di cambiamenti che intervengono nelle frequenze di singoli geni nelle popolazioni di organismi (Haldane, Fisher, neodarwini smo). 3) L ’ evoluzione riguarda le popolazioni di geni (pools di geni) nelle popolazioni di organismi (Sewall Wright, Dobzhansky). Tutti i paradigmi citati sono tributari della distinzione fra genotipi e fenotipi in termini pura mente verbali. La selezione naturale è trattata come qualcosa che influisce direttamente sui geni e sulla loro frequenza, talché le frequenze geniche si limiterebbero a reagire sulle spinte selettive senza tuttavia poterle influenza re». 2. Il programma stocastico Anche questo programma di ricerca ha le sue radici nell ’ opera di Mendel e presenta forti punti di contatto con quello meccanico anche se se ne discosta per il ruolo assegnato al caso. Come si è visto, infatti, la corrente meccanica accentuava fortemente il concetto di «necessità» derivante dalla corrispon denza rigida fra informazione genetica (genotipo) e aspetto (fenotipo) degli individui proposto da Mendel e dai mendeliani, mentre relegava a fattore di secondaria importanza il «caso», pure presente in Mendel nell ’ importantissi mo momento dell ’ assortimento dei geni alla formazione dei gameti. Anche la mediazione della «sintesi moderna» aveva sì introdotto il concetto di «deri va genetica» (variazioni casuali delle frequenze genetiche nelle popolazioni) ma senza assegnare a questo fenomeno importanza primaria nella determi nazione del corso della evoluzione. La corrente stocastica, invece, si riallaccia al concetto di «legge statistica» introdotto, come si è visto, da Mendel nello studio degli organismi viventi. Secondo questo concetto, le leggi della natu ra non sono tanto applicabili al singolo individuo quanto a campioni statisti
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