Problemi della transizione 1983

Scienza e ideologia

camente rappresentativi di popolazioni di individui. Questa concezione, si badi bene, è molto diversa dal principio di indeterminazione della fisica 30 , in quanto nel nostro caso il singolo organismo è perfettamente determinato dalla sua struttura genetica (in questo non ci si discosta da quanto è previsto nel programma meccanico) e anche la popolazione è regolata da leggi rigide anche se su base statistica. Lo diceva molto chiaramente Schròdinger 1 quan do affermava: «Secondo i risultati esposti nelle pagine precedenti, gli eventi spazio-temporali che si verificano nel corpo di un essere vivente e corrispon dono all ’ attività della sua mente e alle sue azioni, siano conscie o no, sono (considerando pure la loro struttura complessa e l ’ accettata statistica della fi sica chimica) se non strettamente deterministici, almeno statistico-determi nistici. Per i fisici, io desidero mettere in rilievo che, secondo la mia opinione e contrariamente all ’ opinione sostenuta in taluni ambienti, l ’ indetermina zione quantistica non ha nessuna funzione biologica importante in essi, ec cetto forse che nell ’ aumentare il loro carattere puramente accidentale in fatti come la meiosi, le mutazioni naturali o indotte da raggi X e così via, e ciò è in ogni caso ovvio e generalmente riconosciuto». Si potrebbe anzi dire che il concetto di caso per la corrente genetica stoca stica assomiglia molto a quello legato al termine «fatalità» nel senso che ad ogni organismo «tocca» un certo genotipo; esso, una volta assegnato dal caso, determinerà la sua struttura in modo univoco. Questa corrente di pensiero è, invece, dichiaratamente antidarwiniana in quanto limita fortemente il ruolo della selezione naturale, che viene relegata a puro filtro delle mutazioni dan nose, ed esclude completamente la presenza di un programma e quindi la teleonomia. Le ragioni teoriche della nascita e del permanere fino ai giorni nostri di questo programma di ricerca vanno ricercate in due importanti la cune presenti nel neodarwinismo classico. La prima lacuna è costituita dalla incapacità di spiegare in termini darwiniani, e cioè di pura azione selettiva, l ’ enorme variabilità genetica presente in natura. Se infatti fosse vero che re stano nelle popolazioni solo i geni che conferiscono maggiore adattamento, o che, secondo la versione più estrema, sono i più adatti essi stessi, ne conse guirebbe che con il procedere dell ’ evoluzione la variabilità tenderebbe a re stringersi, (anche se non ad essere completamente eliminata), mano a mano che agisce la selezione. La spiegazione di questa apparente contraddizione può quindi risiedere nella presenza di una grande quota di variabilità gene tica del tutto senza effetto ai fini selettivi. Questo concetto veniva già esposto con molta chiarezza dai primi mendeliani. Ad esempio Punnett 5 dice: «in questo modo possiamo evitare una difficoltà che disturbava la vecchia teoria (quella darwiniana N.d.R.). Infatti secondo quella visione non si può essere sviluppato nessun carattere nuovo se non mediante l ’ accumularsi di piccole variazioni attraverso l ’ azione della selezione naturale. Quindi si deve sup porre che ogni carattere trovato negli animali e nelle piante abbia una sua specifica utilità per l ’ individuo, altrimenti non si sarebbe sviluppato attra verso l ’ azione della selezione naturale. Tuttavia ci sono in abbondanza carat teri ai quali è estremamente difficile attribuire una qualunque utilità. Nel la interpretazione più moderna questa difficoltà viene superata. L ’ origine della nuova variabilità è indipendente dalla selezione naturale e, a patto che non sia direttamente dannosa, non c ’ è ragione per cui non debba essere con servata». Queste affermazioni non sono per niente diverse da quelle fatte molto tempo dopo (oltre 50 anni) dal fondatore della cosiddetta corrente neutralista, M. Kimura. Questo ricercatore infatti afferma nel 19ó7 6 : «Per

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