Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
smi come oggetto fondamentale di studio porta invece a trascurare i proble mi della genetica dello sviluppo e in genere della interazione fra cellule, sul la base dell ’ assunto riduzionista che le regole scoperte per batteri e virus debbano essere fondamentalmente valide anche per gli organismi superiori. L ’ interesse esterno per la genetica, che si manifesta per la prima volta in mo do diretto anche in questa disciplina, trova del resto terreno fertile fra i ricer catori sempre più interessati a svolgere fino in fondo il programma riduzio nista iniziato con Mendel, passando dallo studio dei singoli caratteri a quello dei cromosomi, a quello delle molecole componenti di questi. A questo orientamento concorre in modo fondamentale l ’ entrata in massa dei fisici nello studio dei meccanismi ereditari. E ad un fisico, che ha avuto una gran dissima influenza diretta ed indiretta sulla rivoluzione molecolare, che si de ve l ’ intuizione della teoria informazionale e la previsione dell ’ esistenza del codice della vita. Dice infatti Erwin Schròdinger, in un suo libretto, ispirato re di molti biologi molecolari fra cui gli stessi Crick e Watson scopritori della struttura del DNA 22 : «Paragonando la struttura delle fibre cromosomiche al testo di un codice, si vuole significare che la mente di Laplace, alla quale ogni connessione causale si manifesta immediatamente, potrebbe dire dalla loro struttura se l ’ uovo si svilupperà, in opportune condizioni, in un gallo nero o in una gallina maculata, in una mosca o in una pianta di granoturco, un rododendro o uno scarafaggio, un topo o una donna». Questo codice de ve risiedere in una molecola. Infatti: «Ammetteremo senz ’ altro che un agen te abbia la struttura di una enorme molecola, capace di cambiamenti discon tinui, consistenti in un riordinamento di atomi che porta ad una molecola isomerica. Tale riordinamento può coinvolgere anche solo una piccola regio ne del gene ed è possibile quindi un gran numero di riordinamenti diversi». Come si vede in queste poche frasi è già racchiuso quanto verrà poi enuncia to come «dogma centrale della biologia» dal fisico Crick, dogma che prevede che tutta l ’ informazione genetica sia contenuta nel DNA, che da questo pas si ad un altro acido nucleico (l ’ RNA) e che infine sia tradotta in modo univo co in una proteina. Questo passaggio di informazioni è fondamentalmente senza errori ed avverrebbe solo in un senso, per cui, appunto, leggendo il DNA si può prevedere la proteina e quindi il fenotipo dell ’ individuo. Si può quindi dire che la rivoluzione molecolare ed il conseguente prevalere, che al lora appariva definitivo, della concezione meccanica della vita, siano stati aiutati di nuovo da un lato da una nuova interazione con la fisica, la chimi ca, la biochimica, interazione che ha portato alla nascita di una nuova scien za, la biologia molecolare, dall ’ altro da una nuova e più organica organizza zione parcellizzata del lavoro sperimentale e dalla scelta, come oggetto di studio, prima di organismi molto semplici, poi delle molecole stesse, studia te spesso indipendentemente da questi. c) La crisi del meccanicismo L ’ utilizzazione del metodo riduzionista ha portato indubbiamente gran dissimi vantaggi dal punto di vista della acquisizione di dati sperimentali sempre più raffinati sulla natura e sul funzionamento dei meccanismi dell ’ ereditarietà fino a permetterne l ’ analisi in termini molecolari. Questo metodo, tuttavia, e la stessa organizzazione del lavoro scientifico che ne deriva, hanno portato anche a perdere di vista la visione sintetica de
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