Problemi della transizione 1983
Scienza e ideologia
gli organismi che era stata caratteristica dei biologi di epoche precedenti. È abbastanza logico quindi che si siano presentate nuove ed impreviste diffi coltà quando si è cercato di estrapolare all ’ organismo le nozioni acquisite studiando il funzionamento di singoli geni e di utilizzare le tecniche della biologia molecolare negli organismi superiori. D ’ altra parte, l ’ insufficienza di una interpretazione puramente meccanica dei processi vitali si notava anche in campo medico, in cui l ’ abbandono della visione sintetica aveva provocato notevoli danni, soprattutto nella applica zione delle nozioni, anch ’ esse molecolari e meccaniche, della nuova fisiolo gia. In particolare queste carenze erano e sono particolarmente pesanti in campi di ricerca cruciali quali la neurofisiologia e lo studio dei processi tu morali, di enorme interesse medico attuale, dato che gran parte delle più pe ricolose malattie infettive è stata debellata. Ancora una volta quindi la com mittenza esterna fortemente orientata verso questi due campi, e le esigenze interne della genetica che si confronta di nuovo con il complesso a partire da nozioni ricavate dallo studio del semplice, concorrono nel determinare una svolta di approfondimento e contemporaneamente nel mettere in crisi una costruzione teorica che ormai sembrava definitiva. A partire da queste due spinte si ha poi ancora un episodio di confluenza con una altra disciplina, l ’ embriologia, da tempo staccata dalla genetica. Il riconoscimento dell ’ esi stenza di regole valide per gli organismi e le popolazioni non ricavabili diret tamente da quelle note per le molecole reintroduce quindi concetti quali quello di storia ontogenetica, della differenza fra genotipo e fenotipo, po nendo sotto nuova luce il problema della interazione degli organismi fra di loro e con l ’ ambiente e la stessa teoria evolutiva che viene di nuovo rimessa in discussione, se non per i concetti fondamentali, almeno per quanto ri guarda i modi. Da qui, la crisi di una serie di branche della genetica, come quella dei caratteri quantitativi e di popolazioni, e la fortuna di nuovi settori di indagine come la genetica dello sviluppo e quella del comportamento, es senziali, secondo molti, per giungere ad una nuova «sintesi moderna». 5. Ideologia, genetica e politica dell ’ emarginazione Da quanto si è visto, anche se i tre programmi di ricerca della genetica so no stati sempre presenti, lo sviluppo di questa scienza li ha, in parte, pro gressivamente trasformati, cambiandone nel contempo i rapporti di forza re lativi, ma aprendo anche la strada a possibili «nuove sintesi». Questo processo quindi, pur mantenendo alcune linee concettuali perma nenti, ha «ripulito» le tre correnti di una serie di errori non marginali, falsifi cando una serie di subteorie. E evidente ad esempio, per parlare di quanto sta succedendo nei nostri tempi, che non è più proponibile una ipotesi mec canicista basata sul vantaggio selettivo delle linee pure e su una corrispon denza univoca e rigida genotipo-fenotipo, almeno per gli organismi superio ri, fatti, ambedue, che si sono dimostrati falsi. Per capire come quanto è av venuto ed avviene tuttora sul piano dei risultati e delle teorie della genetica abbia avuto ed abbia anche importanti risvolti sociali, bisogna premettere che è da sempre e molto prima del 1865 esistita una «genetica» parallela fatta di teorie senza base sperimentale o, ancora più semplicemente e pericolosa mente, dal cosiddetto «buon senso». Questa «genetica», l ’ unica ad esistere prima della nascita di quella vera, di cui ho cercato di descrivere schematica
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