Problemi della transizione 1983
Armamenti nucleari
bombardamenti avevano un raggio limitato principalmente ai campi di bat taglia, non essendo in grado di superare il filo spinato delle Fiandre per rag giungere Londra, Parigi o Berlino. D ’ altra parte, nel corso della seconda Guerra Mondiale, nonostante i nuovi macchinari e gli eserciti di massa, in cinque anni vi fu lo stesso dispendio complessivo di energia. Il punto è però che nel 1945 un bombardiere pesante poteva portare la guerra su qualunque città, a Tokio come a Dresda. Gli attacchi raggiunsero al massimo il volume di qualche decina di kiloton al giorno, come era accaduto sulla Somme; a quel livello rimasero anche le due prime bombe atomiche: circa 10 o 20 kilo ton per attacco. Ancora una volta il consumo di energia dell ’ intera guerra raggiunse un livello multimegatonico, complessivamente pari a quello di qualche centinaio di bombe atomiche. La guerra finalizzata alla distruzione aveva raggiunto le città, ma la sua scala complessiva era rimasta quella della prima Guerra Mondiale. Dal 1945 le dimensioni della rovina potenziale si sono completamente tra sformate, grazie a uno sventato e costante investimento nelle capacità di struttive a buon mercato della guerra nucleare. Le singole armi non hanno ancora superato la dimensione di disastri natu rali come le eruzioni vulcaniche. Il mondo è ancora grande rispetto alla por tata dei loro effetti immediati, anche se le condizioni ambientali vengono senz ’ altro modificate impercettibilmente dalle gravi conseguenze di lungo termine innescate dalle eruzioni naturali come da quelle artificiali. Ma è an che vero che, come il Krakatoa rappresentò per gli europei solo un tramonto multicolore, allo stesso modo i principali esperimenti nucleari — perfetta mente comparabili a un vulcano — sono stati rilevati dall ’ altra parte dei con tinenti solo con strumenti o attraverso gli effetti ritardati, incerti sebbene spaventosi, della polvere portata dal vento o della invisibile radioattività. Un effetto immediato diminuisce con l ’ aumentare della distanza dall ’ esplosio ne. La guerra strategica nucleare richiede perciò l ’ adozione di due tecnologie coordinate: una che ricavi energia dalle armi nucleari; l ’ altra tesa a portare l ’ esplosione vicina al suo bersaglio in modo veloce, sicuro e non contrastabi le. Nel vocabolario neutrale degli studiosi quest ’ ultimo obiettivo viene defi nito La corsa agli armamenti che tiene in sospeso il mondo dalla fine degli anni ’ 40 trova appunto il suo essenziale contenuto tecnico in uno sviluppo coordinato della capacità esplosiva e della consegna a distanza delle armi nucleari. Guerra megatonica. La prima esplosione atomica ebbe luogo a Trinity, nel deserto del New Mexico, nel luglio 1945, e liberò energia valutabile in circa 20 kiloton. Erano passati solo tre anni e mezzo da quando la prima reazione controllata a catena era stata prodotta, senza clamori, a Chicago sotto la dire zione di Enrico Fermi. Fuori del Nord America, la prima reazione a catena ebbe luogo nel Natale del 1946 in un suburbio lungo la Moscova, sotto il controllo di Igor Kurchatov. Questo, quattro anni dopo l ’ arrivo di Fermi nel Nuovo Mondo: i russi erano al passo con l ’ impegno profuso dagli angloame ricani nella seconda Guerra Mondiale; ma avevano quattro anni di ritardo. Il sistema di «consegna» è fondamentale in questo tipo di bombe. Fino al I960 solo i bombardieri dotati di bombe di tipo tradizionale, dette «a gra vità», erano utilizzabili operativamente sulle lunghe distanze. Gli Stati Uniti cominciarono a migliorare la loro capacità di pronto intervento nella guerra atomica quando inviarono alcuni B-29 a propulsione a elica della seconda Guerra Mondiale a basi inglesi, più vicine del Maine o di Omaha ai bersagli
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